In fuga da Teams e Zoom, i governi guardano alla piattaforma open Matrix come alternativa open e sovrana

C’è un dettaglio che racconta meglio di mille slogan cosa sta succedendo nel mondo della sovranità digitale. Matrix, un protocollo di comunicazione open nato nel 2014, sta infatti diventando un attore sempre più importante quando si parla di sovranità digitale. Lo si è capito ancora meglio al recente evento FOSDEM 2026, in mezzo a discussioni sempre più concrete su come riportare dati e servizi fuori dal cloud corporate e dentro un perimetro controllabile dalle organizzazioni.
Il punto di partenza è che Matrix non è un’app, ma un protocollo aperto per messaggistica e comunicazione in tempo reale pensato per essere federato e implementabile da chiunque. Questo aspetto, che per anni è stato letto come un tecnicismo da addetti ai lavori, oggi si traduce in un vantaggio politico e operativo perché permette di costruire una piattaforma di comunicazione interna senza consegnare l’intero flusso di conversazioni, metadati e governance a un singolo vendor.
Non a caso, Matrix sta beneficiando dell’interesse crescente dell’Unione Europea e di molte amministrazioni pubbliche come alternativa credibile, interoperabile e verificabile rispetto alle suite proprietarie come Zoom e Microsoft Teams. Un interesse che deriva da un contesto geopolitico in cui l’accesso ai servizi può essere limitato, sospeso o reso più fragile da sanzioni, pressioni legali, conflitti commerciali e scelte unilaterali.
Per capire la traiettoria di Matrix, è utile distinguere i suoi due volti pubblici. Da una parte c’è Matrix.org, la fondazione non profit che custodisce il protocollo. Dall’altra c’è Element, che è sia il nome del client più noto, sia l’azienda commerciale che lo sviluppa. Element (prima New Vector, poi Riot come nome del client) è nata come spin-out di Amdocs nel 2017 e nel 2020 ha assunto il brand attuale. Fornisce client e software server per implementare Matrix in versione open source e in versioni commerciali pensate per il mondo enterprise, come Element Pro e Element Server Suite Pro.
Il punto è che Element non “possiede” Matrix, che essendo un protocollo aperto può essere implementato da chiunque. Ciò significa che è possibile usare Matrix senza usare Element, oppure si può può integrare Matrix dentro applicazioni terze. Un esempio concreto è Thunderbird, che dal 2022 include supporto nativo a Matrix. Di conseguenza, migliaia di persone potrebbero usare Matrix ogni giorno senza nemmeno sapere che si chiama così, perché lo incontrano come funzionalità integrata in strumenti che già utilizzano.
La parte più interessante, però, non è la nicchia “geek” ma l’adozione istituzionale. Matrix infatti è già in contatto con circa 35 Paesi per discutere di infrastrutture di comunicazione FOSS (Free and Open Source Software), ma l’aspetto ancora più significativo è il caso dell’ONU, che sta usando Matrix come base per un proprio strumento di comunicazione interno air-gapped, quindi isolato dalla rete pubblica. Un’architettura che risponde alla precisa esigenza di restare indipendenti da qualsiasi singolo Paese e da qualsiasi provider di hosting.
Poi c’è il caso della Corte Criminale Internazionale, che sta abbandonando Microsoft Office e migrando verso OpenDesk, che usa Element per la chat. OpenDesk è sostenuto da ZenDiS, un’organizzazione tedesca nata per la sovranità digitale della pubblica amministrazione e lo stesso ecosistema viene adottato dalla Bundeswehr e dal fornitore IT BWI.
In Svizzera, Swiss Post ha adottato Matrix, in Austria viene citato un suo utilizzo nel settore sanitario e in Francia il governo sta spingendo La Suite, che include i tool Tchap per la chat e Visio per la videoconferenza basati su Matrix. Si parla anche di utilizzo nell’amministrazione ucraina e in un nuovo network peer-to-peer nei Paesi Bassi.
Sul piano tecnico, Matrix 2.0 è stato rilasciato ufficialmente a fine 2024. Il salto in avanti più importante riguarda performance e usabilità grazie a sync più veloce, avvio dei client più rapido e migliore esperienza su mobile, oltre a funzionalità multiutente per video e VoIP tramite Element Call. Anche se la specifica formale definitiva non risulta ancora “chiusa” dalla fondazione, il codice è già in produzione e viene usato, spesso in modo trasparente per l’utente.
Ecco perché oggi è corretto definire Matrix una piattaforma generalista capace di infilarsi in casi d’uso molto diversi tra collaborazione pubblica, difesa, organizzazioni internazionali, sanità e suite governative. La sua forza non è la “viralità” tipica delle app consumer, ma la capacità di diventare invisibile, offrendo un livello di comunicazione integrabile, controllabile e auditabile. Qualità ideali in un’epoca in cui la sovranità digitale è ormai un requisito operativo irrinunciabile.

