Aruba e Asseco creano una joint venture per rendere la PEC interoperabile in Europa

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Aruba e Asseco Data Systems, società del gruppo polacco Asseco, hanno costituito una joint venture per sviluppare un hub europeo di scambio delle comunicazioni elettroniche certificate qualificate. Secondo le due aziende, chi usa già una casella PEC potrà inviare messaggi con valore legale a destinatari di altri Paesi dell’Unione, mantenendo le garanzie della posta certificata senza cambiare casella, software o abitudini.
L’hub è pensato per i prestatori qualificati di servizi fiduciari (QTSP, Qualified Trust Service Provider), cioè gli operatori riconosciuti dal regolamento europeo eIDAS per erogare servizi come la posta certificata. Questi operatori potranno recapitare comunicazioni oltre frontiera attraverso i servizi di recapito elettronico certificato qualificato (QERDS, Qualified Electronic Registered Delivery Service), la categoria europea a cui appartengono la PEC italiana e il sistema polacco e-Doręczenia.
Nel modello descritto, l’hub gestisce le evidenze di invio e ricezione tra i diversi prestatori, mentre il contenuto dei messaggi resta presso i fornitori di mittente e destinatario. L’infrastruttura può lavorare con standard e soluzioni tecniche diverse e si appoggia a data center situati in Europa. All’inizio sarà aperta a tutti i QTSP dell’Unione. In seguito dovrebbe fare da punto di accesso anche per i fornitori di recapito elettronico extraeuropei.
Cosa cambia per chi usa la PEC
Per l’utente la promessa è la continuità. Andrea Sassetti, Amministratore Delegato di Aruba PEC, sostiene che “Nessuno dovrebbe essere costretto a cambiare la propria casella di posta, i software che utilizza o le proprie abitudini”. Il compito dell’hub, spiega, è far dialogare sistemi diversi e rendere invisibile la complessità, così che scrivere a un destinatario di un altro Paese europeo risulti semplice quanto farlo all’interno dei confini nazionali.
Il caso d’uso principale riguarda le imprese che operano a livello internazionale e devono inviare contratti, documenti e comunicazioni formali. Per queste comunicazioni serve poter dimostrare l’invio e la ricezione, l’identità dei soggetti coinvolti, l’integrità e la riservatezza dei dati. Il valore legale poggia sulle presunzioni che eIDAS riconosce ai servizi qualificati: integrità dei dati, identità di mittente e destinatario, esattezza di data e ora di invio e ricezione.
Un quadro normativo che consente, ma non obbliga
La base è il regolamento eIDAS 2.0, che permette ai prestatori qualificati di concordare modalità di interoperabilità tra i rispettivi servizi. Il comunicato precisa però che la normativa europea non impone questa interoperabilità. Il valore della rete dipenderà quindi da quanti operatori decideranno di aderire. Aruba e Asseco parlano di un modello di governance aperto, con le porte aperte a chiunque voglia contribuire.
Dalla prova di fattibilità alla joint venture
La joint venture nasce dalla collaborazione annunciata nel maggio 2025, quando le due aziende hanno completato una prova di fattibilità (proof of concept) tra Italia e Polonia, rendendo interoperabili due sistemi nazionali. Andrzej Dopierała, Presidente di Asseco Data Systems, afferma che quel percorso “ha dimostrato che sistemi nazionali differenti possono dialogare tra loro nel pieno rispetto delle regole europee”. Ora l’obiettivo è estendere il modello a tutto il mercato dell’Unione.
Le due aziende portano esperienze consolidate e infrastruttura. Aruba, fondata nel 1994, dichiara 16 milioni di utenti, 7 data center e 10 milioni di caselle PEC. Con Actalis è una delle due Certification Authority del gruppo accreditate presso AgID, l’Agenzia per l’Italia Digitale. Asseco è il maggiore gruppo IT della Polonia e dell’Europa centro-orientale: conta oltre 31.000 dipendenti, è presente in quasi 60 Paesi ed è quotata alle Borse di Varsavia, Tel Aviv e al NASDAQ.
Il progetto viene presentato come un tassello della sovranità digitale europea. Le due aziende osservano che molte comunicazioni aziendali viaggiano ancora su piattaforme prive delle garanzie di identificazione, integrità e consegna previste per i servizi fiduciari qualificati. Per capire se l’hub supererà la frammentazione dei sistemi nazionali serviranno le adesioni degli altri operatori e un calendario di attivazione.