
Dalle immagini alle informazioni utili al business: l’evoluzione della videosorveglianza

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Per anni la telecamera è stata soprattutto uno strumento di ripresa: monitorare, registrare per archiviare e poi rivedere le immagini quando necessario. Oggi è sempre più un sensore intelligente, capace di interpretare quello che vede e di trasformarlo in informazioni utili, in tempo reale o come analisi a posteriori.
Queste informazioni possono supportare non solo la sicurezza, ma anche diversi processi aziendali: dal controllo della produzione all’efficienza operativa, fino al supporto alle decisioni. Il passaggio dalla videosorveglianza all’uso del video per la business intelligence è uno dei temi principali attorno a cui Axis Communications ha costruito le tappe italiane di OPEN on the Road, a Bergamo, Firenze, Roma e Verona.
OPEN on the Road porta infatti in Italia alcuni dei contenuti e dei temi di OPEN, l’evento di Axis Communications dedicato alla regione EMEA, in un formato itinerante. Le tappe locali permettono di avvicinare le tendenze del settore e le soluzioni presentate alle esigenze dei partner e dei clienti sul territorio.

L’evento Axis OPEN on the Road si è tenuto a Bergamo, Firenze, Roma e Verona
Il video come fonte di dati
I numeri indicano che il cambiamento è già in corso. Secondo Axis Perspectives, il primo report annuale di Axis Communications sull’evoluzione del video intelligente, il numero di aziende che utilizzano il video per la business intelligence è quasi raddoppiato in un solo anno, passando dal 20 al 38% del campione. Il 42% delle organizzazioni, inoltre, lo impiega per migliorare l’efficienza operativa.
Il programma di ogni tappa ha approfondito il ruolo di sensori intelligenti, analitiche video e piattaforme di gestione nella raccolta e nell’elaborazione dei dati provenienti dagli ambienti fisici, e nel loro utilizzo a supporto di decisioni più rapide ed efficaci. La telecamera si arricchisce infatti di nuove capacità: oltre a riprendere le immagini visibili, può rilevare ad esempio il calore emesso da persone e oggetti grazie alla tecnologia termica, oppure acquisire immagini in condizioni di scarsa illuminazione attraverso tecnologie a infrarossi. Queste informazioni ampliano le possibilità di analisi e possono tradursi in dati utili per migliorare i processi aziendali.
Dalla sicurezza ai processi produttivi
Gli esempi portati da partner e clienti finali hanno mostrato come questo cambiamento si traduca nella pratica quotidiana. Molti hanno riguardato l’automazione industriale, dove telecamere e sensori possono supportare il monitoraggio e la gestione dei processi. Per esempio, possono agevolare la verifica dell’uso dei dispositivi di protezione individuale, il controllo degli accessi alle aree a rischio e il rilevamento di incidenti o anomalie nel funzionamento dei macchinari. In integrazione con altri sistemi e dati, possono inoltre contribuire alle attività di manutenzione, anche predittiva.

I modelli presenti a bordo permettono alle videocamere di rilevare la presenza dei dispositivi di protezione individuale, migliorando la sicurezza sul lavoro.
Altri casi d’uso interessanti hanno riguardato l’edilizia, il retail, l’accoglienza, le smart city, la logistica e i data center.
A chiudere ogni giornata, un’area demo con le ultime novità di prodotto ha permesso ai partecipanti di provare direttamente le soluzioni discusse nelle sessioni.
L’evoluzione dell’analisi video: governance, sicurezza e flessibilità
Estrarre informazioni utili dai flussi video rappresenta quindi una grande opportunità di innovazione per le organizzazioni, a patto di adottare un’architettura di governance solida e trasparente. Con l’evoluzione dell’intelligenza artificiale e l’integrazione dei servizi cloud, la gestione responsabile dei dati diventa un elemento centrale. Le organizzazioni devono valutare gli obblighi applicabili in materia di privacy e sicurezza, definire dove vengono elaborati e conservati i dati e scegliere un’architettura coerente con le proprie esigenze di controllo e gestione
Anche per questo molte organizzazioni stanno guardando sempre più attentamente ai temi della sovranità digitale e alle architetture ibride, che distribuiscono l’elaborazione su tre livelli:
- La telecamera stessa, che può gestire a bordo i casi d’uso più comuni (tra cui lettura delle targhe, rilevazione di situazioni di pericolo, mascheramento dei volti);
- I server locali, che possono eseguire elaborazioni più complesse mantenendo i dati all’interno dell’infrastruttura aziendale, laddove l’architettura sia configurata in tal senso;
- Il cloud, che può essere utilizzato per analisi o archiviazione, secondo le esigenze dell’organizzazione e previa valutazione dei requisiti di sicurezza, privacy e conformità applicabili.
Un’architettura basata su soluzioni interoperabili e su standard aperti può offrire maggiore flessibilità nella scelta e nell’evoluzione dei sistemi, aiutando a valutare il bilanciamento tra funzionalità, rischi e costi.
Sullo sfondo c’è un quadro normativo europeo in evoluzione, che comprende, tra gli altri, il GDPR, l’AI Act e le direttive NIS2 e CER, ciascuno con ambiti di applicazione e requisiti specifici. Anche il Cyber Resilience Act introduce requisiti di cybersicurezza per determinati prodotti con elementi digitali. L’applicabilità e le tempistiche dipendono dal prodotto e dal contesto, motivo per cui è opportuno verificare i requisiti pertinenti caso per caso. Per chi installa e gestisce reti di telecamere, la sicurezza dei dispositivi va quindi affrontata in modo strutturato, by design e curata nel tempo.
Un canale che si trasforma
Il passaggio dalla videosorveglianza tradizionale all’uso del video per la business intelligence non modifica solo le tecnologie, ma anche l’ecosistema che le porta sul mercato. Cresce così la necessità di competenze che si affiancano a quelle tradizionali del settore: infrastrutture IT ibride, intelligenza artificiale, analisi dei dati, conoscenza dei processi aziendali e familiarità con un quadro normativo in evoluzione.
Alcune aziende del canale stanno cercando di aggiungere queste competenze al proprio organico; altre scelgono invece di stringere partnership con società e consulenti specializzati sul proprio territorio.
Anche per questo, il formato itinerante ha un senso che va oltre la logistica. Porta il confronto vicino a chi opera sul campo e costruisce, tappa dopo tappa, un dialogo continuo tra Axis, l’ecosistema dei suoi partner e i clienti finali.