Meta ha presentato ieri Muse Wonder e Muse Wonder Full, i primi modelli di frontiera sviluppati da Meta Superintelligence Labs, la divisione guidata da Alexandr Wang e nata 14 mesi fa dalla riorganizzazione delle attività di intelligenza artificiale del gruppo. I modelli di frontiera sono i sistemi più capaci oggi disponibili. Nella scheda tecnica Meta dichiara prestazioni comparabili a GPT-6 Astra di OpenAI e Claude Fable 5.1 di Anthropic. I primi risultati indipendenti confermano prestazioni vicine alla frontiera, ma non il primato: Claude Opus 5.5 resta davanti nell’indice aggregato.

I due modelli sono proprietari (closed weight): i pesi non sono scaricabili e non possono essere ospitati su infrastrutture aziendali, come invece accadeva con la precedente famiglia Llama. Accettano in ingresso testo, immagini, audio e video (ma producono solo testo) e gestiscono una finestra di contesto di circa un milione di token.

Meta li presenta come modelli per agenti personali e professionali, cioè software in grado di portare a termine compiti in più passaggi usando strumenti e applicazioni.

Due le funzioni su cui insiste: Active Memory conserva il contesto dell’utente tra una conversazione e l’altra; Active Focus serve a perseguire un obiettivo anche davanti a ostacoli. Il modello cambia approccio e chiede conferma prima delle azioni importanti.

Kavya Kopparapu, research scientist di Meta, ha dichiarato nel video di lancio: “abbiamo messo un enorme impegno nel fare in modo che il modello ricordi ciò che conta per l’utente nell’arco di giorni, settimane, mesi e oltre”. Il CEO Mark Zuckerberg, in un post su X, ha descritto Wonder come “una classe di modelli molto più grande e avanzata” rispetto a Muse Spark, la generazione precedente.

Che cosa dicono i test indipendenti

Artificial Analysis ha valutato entrambi i modelli con il proprio Intelligence Index (versione 4.3), un indice composito di dieci prove su ragionamento, conoscenza, programmazione e compiti professionali. Muse Wonder Full ottiene 56 punti e Muse Wonder 52, contro i 48 di Muse Spark 1.3. Claude Opus 5.5 ha 58 punti, Claude Sonnet 5.5 56, mentre GPT-6 Astra, Gemini 4 Argon e Claude Fable 5.1 si fermano a 53. Tutti i punteggi sono misurati al massimo livello di ragionamento.

Il quadro per area, secondo i dati riportati dalla scheda di Meta:

  • Programmazione. Nel Coding Agents Index, usando Muse Code, Wonder Full ottiene 68 punti: come Claude Code con Sonnet 5.5 e sopra Claude Code con Opus 5.5 (66). Su Terminal-Bench 4.0, che misura compiti di sviluppo in ambiente a riga di comando, Full (57,1) e Wonder (52,0) restano invece sotto GPT-6 Astra (59,1) e Opus 5.5 (59,6).
  • Lavoro professionale. Full è primo su CritPt e GDP.pdf, ma con margini stretti, e secondo su GDPval-AA, entro l’intervallo di errore di Opus e Sonnet.
  • Conoscenza. È il punto più debole del modello. Su AA-Omniscience, che misura accuratezza fattuale e tendenza a inventare risposte, Full ottiene 30 punti e Wonder 25, contro i 46 di Opus 5.5, i 43 di GPT-6 Astra e i 42 di Gemini 4 Argon. Il tasso di allucinazioni di Full scende però dal 33% al 23% rispetto a Muse Spark 1.3.
  • Costi. Un compito medio dell’indice costa 4,52 dollari con Wonder, contro 5,98 di Opus 5.5 e 3,26 di GPT-6 Astra. Wonder è prolisso: 130 milioni di token in uscita contro una mediana di 85, e questo influenza negativamente i costi.
  • Latenza. Il tempo al primo token, cioè l’attesa prima dell’inizio della risposta, di Muse Wonder è di 19,27 secondi sull’API di Meta, contro una mediana di 5,52 secondi per i modelli comparabili.

Prezzi e disponibilità

Muse Wonder è disponibile tramite la Meta Model API a 4 dollari per milione di token in ingresso e 20 in uscita, con 0,20 dollari per l’ingresso in cache. Il listino coincide con quello di Claude Opus 5.5 ed è inferiore ai 10 e 50 dollari di GPT-6 Astra e Fable 5.1. Le interfacce sono compatibili con gli strumenti di sviluppo OpenAI e Anthropic.

Wonder Full non è offerto via API. È accessibile solo con gli abbonamenti a Muse Code, l’assistente di programmazione di Meta: 50 dollari al mese per il piano Power e 200 per il Maximum, con limiti di utilizzo.

Sul fronte consumer, Meta precisa che Wonder arriverà a breve nell’app Muse, partendo dagli abbonati. L’app, lanciata l’8 settembre, ha un livello gratuito e piani da 20 e 100 dollari al mese.

Non è però ancora confermato che il modello sarà disponibile in Europa al lancio. Al momento, l’app agentica Muse è limitata agli Stati Uniti.

Che cosa devono valutare le aziende

Per chi pensa di inserire Wonder in una strategia multi-modello, i punti aperti riguardano soprattutto la gestione dei dati:

  • L’API a consumo funziona solo in modalità Standard, in cui Meta afferma di non usare i contenuti per addestrare i modelli.
  • Gli abbonamenti a Muse Code, cioè l’unico canale per Full, partono invece in modalità Contributor, che consente a Meta di usare prompt, codice e file per migliorare i modelli futuri. Si può disattivare, ma solo per i dati inviati successivamente alla scelta. I termini vietano di inviare in questa modalità informazioni riservate o personali.
  • La garanzia sulla non conservazione dei dati è prevista per le organizzazioni qualificate, previa approvazione, ma esclude memoria delle conversazioni lato server, richieste in background, caricamento di file e ricerca web integrata: funzioni vicine a quelle su cui Meta costruisce la promessa degli agenti.

Tra i limiti dichiarati nella scheda tecnica ci sono gli errori nei compiti a più passaggi in scenari nuovi, la debolezza nel ragionamento visivo e spaziale e il possibile calo di prestazioni nelle lingue meno rappresentate.

La prova decisiva sarà doppia. Meta dovrà dimostrare che i risultati dei test reggono nei flussi di lavoro reali, dove costo per compito e latenza contano quanto il punteggio. E dovrà decidere se aprire Full all’API, oggi senza prezzo annunciato: finché resta dentro Muse Code, il modello migliore della famiglia non è utilizzabile per automazioni di produzione. Resta poi da sciogliere il nodo della disponibilità nell’UE, con relativa conformità all’AI Act.