OVHcloud è diventata membro Platinum della Cloud Native Computing Foundation (CNCF), il livello più alto di adesione alla fondazione. L’annuncio è stato dato il 7 ottobre all’Open Source Summit Europe di Praga.

La CNCF è una fondazione senza scopo di lucro nata nel 2015 all’interno della Linux Foundation. Ospita e gestisce i progetti open source alla base delle applicazioni cloud native, cioè quelle progettate per girare in container e scalare in modo distribuito su cloud pubblici, privati e ibridi. Il progetto più noto è Kubernetes, il sistema che orchestra i container su gruppi di server; accanto a lui ci sono, tra gli altri, Prometheus per il monitoraggio ed Envoy per la gestione del traffico di rete. La fondazione certifica la conformità delle distribuzioni Kubernetes commerciali, gestisce un programma di certificazioni professionali e organizza le conferenze KubeCon + CloudNativeCon.

Conta quasi 800 membri, tra cui i principali cloud provider e produttori di software. Secondo il listino pubblico, l’adesione Platinum costa 350.000 dollari l’anno, a cui si aggiunge l’iscrizione alla Linux Foundation, con un impegno minimo di tre anni. In cambio garantisce un seggio nel Governing Board, l’organo che decide budget, marketing e indirizzi di business della fondazione.

Un percorso già avviato

Il comunicato inquadra l’adesione come il seguito di un impegno pluriennale verso l’infrastruttura cloud aperta. OVHcloud segnala che utilizza attivamente OpenStack dal 2012 ed è entrata nella OpenStack Foundation nel 2014. Nel 2020 i suoi ingegneri hanno contribuito a Harbor con un Kubernetes Operator, un componente che automatizza installazione, aggiornamento e gestione di un’applicazione su Kubernetes. Harbor è il registro open source per immagini di container e altri artefatti in formato OCI (Open Container Initiative, lo standard aperto per i formati dei container), oggi tra i progetti di massima maturità della CNCF. Da allora alcuni tecnici dell’azienda figurano tra i manutentori del progetto.

Nel marzo 2026 i servizi AI Deploy e Managed Kubernetes Service di OVHcloud hanno ottenuto la certificazione del Kubernetes AI Conformance Program. Il programma definisce requisiti comuni per eseguire in modo affidabile carichi di intelligenza artificiale e machine learning su Kubernetes. Il Managed Kubernetes Service gestisce oggi migliaia di cluster in produzione in 20 regioni di cloud pubblico. La rete è affidata a Cilium, progetto CNCF basato su eBPF, una tecnologia che permette di eseguire programmi direttamente nel kernel Linux senza modificarlo, usato qui per isolare i clienti, osservare il traffico e applicare le regole di sicurezza.

La carta della sovranità

Il tema di fondo è la sovranità del cloud. L’annuncio richiama una previsione di Gartner secondo cui la spesa europea in cloud sovrano raggiungerà 12,6 miliardi di dollari nel 2026.

Per Octave Klaba, fondatore e amministratore delegato di OVHcloud, l’indipendenza tecnologica non significa costruire tutto da soli, ma poter contare su standard aperti, contribuire alle tecnologie da cui si dipende ed evitare di restare vincolati a un unico ecosistema. Con l’adesione Platinum, ha spiegato, l’azienda vuole contribuire a definire le tecnologie aperte, l’intelligenza artificiale e le regole di governo che lasciano più libertà di scelta alle imprese.

Va però ricordato che il seggio nel Governing Board non dà un controllo diretto sulla direzione tecnica dei progetti. Quella spetta al Technical Oversight Committee, eletto separatamente. Il peso reale di OVHcloud nell’ecosistema tecnico continuerà quindi a dipendere dai contributi di codice e dal numero di manutentori, più che dal livello di adesione.

OVHcloud, che dichiara a oggi 46 datacenter e 1,7 milioni di clienti in oltre 140 Paesi, è il secondo gruppo a salire al livello Platinum quest’anno, dopo Broadcom a luglio. Per i responsabili IT europei la notizia ha un valore soprattutto di indirizzo: un fornitore europeo siede al tavolo dove si decidono risorse e priorità della fondazione che governa Kubernetes, in una fase in cui la portabilità dei carichi tra cloud diversi è diventata un requisito di acquisto e una scelta con implicazioni strategiche.