Lo scorso maggio, il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la legge 11/2026, che disciplina l’insediamento dei centri dati sul territorio. Il testo punta a indirizzare i nuovi impianti verso aree industriali dismesse, con procedure più rapide e riduzioni degli oneri di costruzione. Per chi sceglie terreni agricoli non c’è però un vero e proprio divieto. Questo, secondo alcuni osservatori, limita la portata della legge.

Massimo Sertori, Assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica di Regione Lombardia

Massimo Sertori, Assessore agli Enti locali, Montagna, Risorse energetiche, Utilizzo risorsa idrica di Regione Lombardia

A pochi mesi dal voto, la Giunta ammette che l’impianto non basta. Lo ha spiegato il 4 ottobre Massimo Sertori, assessore regionale a Risorse energetiche, Enti locali e Montagna, in un’intervista a Il Giorno. La revisione, da definire entro un mese, andrebbe in tre direzioni: Sertori vuole rendere “ancora più vincolante la scelta di insediare i nuovi data center su aree industriali dismesse e ancora più penalizzante insediarli su terreni agricoli”. Le prescrizioni sulla sostenibilità diventerebbero più stringenti, con premialità per i progetti che riducono il consumo di energia, anche con le rinnovabili, e quello di acqua, grazie a impianti a ciclo chiuso. Verrebbe incentivato ulteriormente il recupero del calore prodotto dai server.

Sertori precisa che la Regione non è “pregiudizialmente contro i data center”, ma vuole governare il fenomeno.

Un terzo tavolo riguarda Terna, il gestore della rete elettrica nazionale. Secondo Sertori, le richieste di nuove connessioni sono moltissime perché presentarle costa poco, e non tutte sono destinte ad andare effettivamente in porto. La Regione vorrebbe che Terna filtrasse le domande più fondate, per poter fare una programmazione su dati più attendibili.

Il commissariamento governativo

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso

Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso

Le pie intenzioni di Regione però si scontrano con l’articolo 13 del cosiddetto Decreto Asset, che consente al Consiglio dei ministri di dichiarare un programma di investimento di preminente interesse strategico nazionale. Su proposta del ministro delle Imprese Adolfo Urso, tra luglio e agosto il Governo ha applicato la norma a sette programmi di data center, per oltre 25 miliardi di euro complessivi. Gli interventi riguardano soprattutto l’area metropolitana di Milano, ma anche il Piemonte e la Sardegna. Secondo Il Giorno, solo tra Equinix ed EdgeConneX i siti lombardi sono una decina.

La dichiarazione comporta la nomina di un commissario straordinario per ciascun programma, d’intesa con le Regioni. Il commissario coordina le attività amministrative, accelera gli interventi e porta al rilascio dell’autorizzazione unica, sostituendosi agli altri provvedimenti e prevalendo anche sui regolamenti urbanistici. La roadmap governativa prevederebbe l’avvio della conferenza dei servizi a fine 2026 e i primi cantieri entro il 2028.

Nel comunicato sul programma di K2 Strategic, un campus da circa 400 MW tra Zibido San Giacomo e Lacchiarella, il ministero dichiara di aver verificato con il presidente Attilio Fontana la conformità dell’investimento alla nuova legge regionale. Sertori non disconosce la facoltà del Governo di far prevalere l’interesse strategico, ma chiede un limite: “questa strada deve essere percorsa in via eccezionale, non può diventare l’ordinarietà. Per l’ordinarietà c’è la legge regionale”, ha dichiarato. Insieme a Fontana tornerà a confrontarsi con Urso. Un tavolo congiunto Governo–Regione sui campus data center era già stato istituito dopo il malcontento della Giunta.

Le reazioni dell’opposizione

La revisione ha riacceso lo scontro politico. Per Simone Negri, consigliere regionale del Pd, la Giunta è “spaventata dall’esplosione delle richieste” che la legge, a suo giudizio “sostanzialmente inutile”, non riesce ad arginare. Il Pd aveva proposto di partire da meno data center, ma più qualificati, e di allargare le maglie in un secondo momento. Negri solleva anche il tema delle bollette: Fontana, afferma, “non ha ottenuto nulla nemmeno sul prezzo zonale dell’energia elettrica”, cioè sul meccanismo che dovrebbe evitare che i consumi dei data center facciano salire i costi per cittadini e imprese vicini.

Nicola Di Marco, capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, ricorda di aver definito il testo “legge fuffa” e sostiene che l’annuncio di modifiche gli dia ragione. Rimprovera inoltre alla Regione di essersi “lasciata commissariare dal Governo”.

Le proteste sul territorio

Il dossier arriva mentre cresce la contestazione nei territori interessati da progetti di nuovi data center. Sabato 3 ottobre, un migliaio di persone hanno sfilato a Rho contro i tre data center previsti in città e i circa 21 dell’area nord-ovest di Milano. Al corteo, organizzato dal centro sociale Sos Fornace, hanno aderito comitati locali, Legambiente e studenti. Gli organizzatori chiedono una moratoria nazionale e contestano il Comune, che non dovrebbe attribuire la responsabilità solo a Regione e Governo. Un’assemblea pubblica sul tema era convocata per le 21 di questa sera, lunedì 5 ottobre.

A Magenta, il fondo Namira vorrebbe realizzare un centro da 300 MW su 130.000 metri quadri nell’ex area Novaceta. Le osservazioni presentate da cittadini ed enti locali sono state così numerose che i 30 giorni concessi all’azienda per le integrazioni non sono bastati, e l’iter è stato sospeso almeno temporaneamente. Namira precisa che non si tratta di uno stop, ma di un passaggio della procedura.

Nei prossimi trenta giorni si capirà se la revisione introdurrà vincoli più stringenti o solo ulteriori incentivi. Resta aperta la questione di fondo: una legge regionale più severa conta poco se i progetti più grandi seguono un iter giuridico che non ammette obiezioni.