Per Gartner, il 55% dei clienti VMware valuterà la migrazione entro il 2029. Broadcom fa retromarcia sulle soluzioni per PMI

VMware si prepara a riportare in primo piano vSphere Standard, il pacchetto storico per la virtualizzazione dei server di fascia bassa rimasto per anni ai margini della strategia commerciale dell’azienda. La nuova versione arriva dopo un periodo in cui, sotto Broadcom, il prodotto di punta è diventato VMware Cloud Foundation (VCF), piattaforma molto più ampia destinata alla costruzione di infrastrutture private cloud.
Il problema è che VCF, pur offrendo funzionalità decisamente più estese rispetto a una semplice piattaforma di virtualizzazione, può risultare sovradimensionato per organizzazioni che devono semplicemente consolidare alcuni server virtuali. Negli ultimi anni sono infatti emerse numerose segnalazioni di clienti VMware ai quali sarebbe stato suggerito di passare a VCF anche in occasione del rinnovo di prodotti di fascia inferiore.
Paul Turner, chief product officer della divisione Cloud Foundation di VMware, ha ammesso che l’azienda aveva finito per concentrarsi eccessivamente su VCF e ha spiegato che gli incentivi commerciali sono stati modificati proprio per correggere questa impostazione. Una parte della strategia Broadcom sembra quindi orientata a recuperare quella clientela che non ha bisogno di un’intera piattaforma private cloud.
La precedente versione principale di vSphere Standard risale al 2022 con vSphere 8 e quando VMware ha introdotto vSphere 9 e VCF 9 nel 2025 la nuova generazione del prodotto Standard non è arrivata. La scelta era stata motivata dalla volontà di concentrare gli investimenti sul rafforzamento della sicurezza di VCF.
Ram Velaga, presidente dell’Infrastructure Software Group di Broadcom, ha spiegato che la priorità era anche cambiare la percezione del mercato sul ruolo del private cloud. La strategia di VMware punta infatti a sostenere che determinate infrastrutture aziendali possano risultare più convenienti e semplici da gestire rispetto al ricorso sistematico al cloud pubblico. In quel contesto, proporre contemporaneamente un nuovo prodotto di virtualizzazione entry-level avrebbe potuto confondere il messaggio commerciale.
Ora la situazione è cambiata. Turner indica in circa 128 core l’area di riferimento per gli utenti di vSphere Standard e anticipa tra le possibili novità anche funzionalità legate al memory tiering. I dettagli tecnici e soprattutto il modello commerciale saranno chiariti progressivamente, con ulteriori informazioni attese durante il prossimo VMware Explore in Germania, previsto a ottobre.
La tempistica è particolarmente interessante perché VMware deve fare i conti con una concorrenza che ha trovato terreno fertile proprio tra gli utenti delle installazioni più piccole. Proxmox, piattaforma open source per virtualizzazione e container, è frequentemente indicata come alternativa a vSphere in questo segmento. L’azienda austriaca ha appena aperto una sede in Nord America e introdotto per la prima volta un servizio di assistenza 24 ore su 24, sette giorni su sette, rafforzando una struttura che in precedenza era maggiormente concentrata sull’orario lavorativo europeo.
VMware considera ancora significativo il vantaggio derivante dalla maturità della propria tecnologia e dell’ecosistema di supporto, mentre Proxmox sta cercando di colmare il divario organizzativo. La questione è tutt’altro che secondaria in ambienti enterprise, dove disponibilità del supporto, certificazioni, applicazioni compatibili e competenze degli amministratori possono pesare quanto le funzionalità tecniche della piattaforma.
La nuova strategia arriva inoltre in un mercato nel quale la fedeltà a VMware non può più essere data per scontata. Gartner prevede che entro il 2029 il 55% delle aziende avvierà proof of concept con piattaforme alternative di distributed hybrid infrastructure per sostituire le implementazioni basate su VMware, rispetto al 25% previsto per il 2026. La previsione va letta anche alla luce dei cicli di rinnovo delle licenze, nel senso che molti clienti che avevano sottoscritto contratti triennali prima dell’acquisizione di VMware da parte di Broadcom arrivano progressivamente a un momento naturale per rivalutare la piattaforma.
Il passaggio a un concorrente rimane però un progetto complesso. Migrare macchine virtuali, strumenti di gestione, procedure operative e applicazioni critiche richiede tempo, competenze e una valutazione dei rischi che può spingere molte aziende a rinnovare VMware mentre preparano contemporaneamente una strategia alternativa.
Anche Gartner continua infatti a considerare VMware un Leader sia nel mercato della distributed hybrid infrastructure, sia in quello della server virtualization, riconoscendo punti di forza nella tecnologia di virtualizzazione, nell’integrazione con l’IA e nell’ecosistema sovereign cloud. La stessa analisi evidenzia però un aumento del malcontento tra i clienti, soprattutto per comunicazione, pratiche commerciali e tempi di supporto.
Particolarmente rilevante è il passaggio relativo al modello per-core. Secondo Gartner, diversi clienti hanno infatti segnalato aumenti significativi dei costi e una ridotta flessibilità nelle trattative, al punto da spingere responsabili IT a valutare piattaforme concorrenti. Anche gli altri protagonisti del mercato presentano però criticità, dalla complessità delle licenze Nutanix ai costi delle infrastrutture AWS on-premise e alla frammentazione degli strumenti di gestione Microsoft.
Nel frattempo, Proxmox resta classificata da Gartner come Niche Player, soprattutto per il supporto limitato alle applicazioni enterprise di fascia più alta e per le dimensioni ridotte dell’organizzazione. L’apertura della sede nordamericana e l’assistenza 24/7 rappresentano però un’evoluzione significativa proprio su uno degli aspetti che possono influenzare la scelta di un’alternativa a VMware.
