Oracle continua a ridurre il proprio organico mentre il business attraversa una delle fasi di maggiore crescita della sua storia recente. Il contrasto emerge con particolare evidenza dagli ultimi risultati finanziari se si pensa che nel primo trimestre dell’esercizio fiscale 2027, chiuso il 31 agosto, il colosso statunitense ha registrato 19,3 miliardi di dollari di ricavi, in aumento di circa il 30% su base annua, e un utile netto di 4,76 miliardi.

Parallelamente, però, l’azienda ha avviato una nuova tornata di licenziamenti nell’ambito della profonda riorganizzazione che sta accompagnando la sua trasformazione verso il cloud e, soprattutto, verso l’infrastruttura necessaria per sostenere la crescita dell’intelligenza artificiale. La nuova ondata di tagli è emersa inizialmente attraverso le segnalazioni di diversi dipendenti sui social network. In alcuni casi, l’impossibilità di accedere ai sistemi aziendali, dalla posta elettronica a Slack, avrebbe rappresentato il primo segnale della cessazione del rapporto di lavoro. Una procedura particolarmente brusca, considerando che diversi lavoratori avrebbero ricevuto la comunicazione del licenziamento esclusivamente sulla casella aziendale, ormai non più accessibile.

Una ristrutturazione che costa miliardi

Il numero preciso dei posti eliminati nell’ultima tornata non è ancora chiaro, ma i documenti finanziari depositati da Oracle lasciano intendere che la ristrutturazione sia tutt’altro che marginale. Nell’ultima comunicazione alla SEC, Oracle ha infatti aumentato di altri 700 milioni di dollari il budget destinato alla ristrutturazione per il 2026. In precedenza il piano prevedeva costi fino a 2,1 miliardi di dollari, principalmente legati a buonuscite, risoluzione di contratti e altre spese associate all’uscita da determinate attività.

Il nuovo stanziamento porta quindi il conto potenziale dell’operazione a circa 2,8 miliardi di dollari. Una cifra considerevole, anche per un’azienda delle dimensioni di Oracle, e che conferma quanto profondo sia il processo di riallocazione delle risorse. Secondo le testimonianze pubblicate online da alcuni ex dipendenti, il pacchetto di uscita per parte dei lavoratori coinvolti comprenderebbe quattro settimane di retribuzione, più una settimana aggiuntiva per ogni anno di anzianità. Tra le persone che hanno raccontato di essere state colpite dai tagli figurano anche dipendenti con decenni di servizio alle spalle.

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Circa 21.000 posti cancellati

La nuova tornata deve essere letta all’interno di un ridimensionamento molto più ampio. Nell’ultimo anno Oracle avrebbe infatti eliminato circa 21.000 posizioni nell’ambito della ristrutturazione dell’organizzazione e del riposizionamento strategico. Il motivo è strettamente legato alla direzione presa dal gruppo, che sta investendo massicciamente nella costruzione di infrastrutture per i data center destinati ai carichi di lavoro dell’intelligenza artificiale, cercando di sfruttare la domanda crescente di capacità di calcolo e servizi cloud.

È un cambiamento importante per una società storicamente associata soprattutto ai database e al software enterprise. La nuova Oracle punta sempre più a competere nel mercato dell’infrastruttura cloud, dove la disponibilità di enormi quantità di capacità computazionale è diventata un elemento strategico per soddisfare la domanda generata dall’AI generativa.

Questo spostamento richiede però una diversa distribuzione del capitale e delle competenze. Le risorse destinate alla costruzione e all’espansione dei data center, all’acquisto di acceleratori e componenti per l’AI e allo sviluppo dell’offerta cloud devono essere finanziate anche attraverso una revisione delle attività considerate meno strategiche.

Il caso Oracle evidenzia così uno dei paradossi più interessanti e spiazzanti dell’attuale fase del mercato tecnologico. La crescita dell’intelligenza artificiale sta generando enormi opportunità economiche, ma non significa automaticamente più occupazione all’interno delle aziende che beneficiano di questa crescita. Nel caso di Oracle, i numeri finanziari mostrano che la strategia sta producendo risultati concreti, ma la conseguenza sul lavoro è molto meno lineare. Un’impresa può infatti aumentare sensibilmente fatturato e redditività e, contemporaneamente, ridurre il numero di dipendenti quando il proprio modello operativo cambia.

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