Z.ai porta la corsa cinese all’autosufficienza nell’intelligenza artificiale sull’esecuzione dei modelli senza ricorrere a semiconduttori stranieri. L’azienda ha presentato GLM-5.3-Flash, una versione a basso costo del proprio modello di punta già virale su HuggingFace, sostenendo che l’intero traffico di inferenza viene gestito esclusivamente attraverso chip prodotti in Cina.

Secondo Z.ai, per soddisfare tutte le richieste online rivolte a GLM-5.3-Flash vengono utilizzati circa 100.000 acceleratori cinesi. La società non ha però specificato quali produttori siano coinvolti e, soprattutto, non ha fornito elementi sufficienti per consentire una verifica indipendente dell’affermazione. È quindi opportuno distinguere il dato dichiarato dall’azienda dalla sua effettiva dimostrazione tecnica.

Il modello, presentato il 20 agosto con il nome in codice “Ox Alpha”, ha comunque ottenuto risultati interessanti sul piano delle prestazioni e dell’adozione. Artificial Analysis lo colloca al decimo posto nel proprio Intelligence Index, davanti a DeepSeek V4 Pro Max, mentre sulla piattaforma OpenRouter ha raggiunto il primo posto per utilizzo nell’ultima settimana. Per un modello concepito soprattutto in funzione del rapporto tra prestazioni e costi, sono numeri che meritano attenzione.

Il dettaglio più significativo è però l’hardware. L’esecuzione, o inferenza, di un modello IA richiede generalmente meno capacità di calcolo rispetto alla fase di addestramento, ma quando il numero di richieste cresce rapidamente anche l’infrastruttura necessaria diventa enorme. Gestire decine di migliaia di interrogazioni simultanee significa disporre di data center, sistemi di rete, memoria ad alta banda e acceleratori sufficientemente efficienti.

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È proprio su questo fronte che la Cina sta cercando di ridurre la propria dipendenza dall’estero. Le restrizioni statunitensi sull’esportazione verso il mercato cinese dei processori più avanzati hanno complicato l’accesso alle soluzioni Nvidia, mentre Pechino ha accelerato gli investimenti nello sviluppo di un ecosistema domestico capace di coprire l’intera catena dell’AI computing.

Tra i protagonisti c’è naturalmente Huawei, con la famiglia di acceleratori Ascend. Secondo Ivan Lam, Senior Research Analyst di Counterpoint, Z.ai potrebbe utilizzare proprio chip Ascend insieme a soluzioni provenienti da altri fornitori cinesi. Più che identificare un singolo vincitore, però, il caso Z.ai evidenzia una tendenza industriale più ampia, per la quale sviluppatori di modelli, produttori di acceleratori, fornitori di server e aziende cloud cinesi stanno aumentando la collaborazione per costruire infrastrutture AI completamente domestiche.

La questione assume ancora più peso perché l’accesso ai modelli americani di fascia alta rimane ufficialmente limitato in Cina. Per gli sviluppatori locali, dunque, costruire alternative competitive rappresenta sicuramente una questione commerciale, ma è soprattutto parte di una strategia più ampia di sovranità tecnologica, nella quale software e hardware devono progressivamente emanciparsi dalle tecnologie occidentali soggette a restrizioni.

Anche i mercati stanno seguendo con attenzione il fenomeno. Le azioni Z.ai, quotate a Hong Kong, sono salite di oltre l’8% nelle contrattazioni successive all’annuncio. Dal debutto in Borsa di gennaio, il titolo ha inoltre accumulato un rialzo superiore all’800%, una performance che fotografa le aspettative enormi degli investitori nei confronti dei principali sviluppatori cinesi di IA.

Z.ai presenterà i propri risultati finanziari del primo semestre lunedì. Sarà un passaggio particolarmente interessante per capire quanto l’enorme attenzione riservata a GLM-5.3-Flash e alla strategia basata sui chip domestici trovi riscontro nei numeri dell’azienda.

(Immagine in apertura: Shutterstock)