Il mercato degli agenti AI crescerà fino a 52,6 mld entro il 2023, dice MarketsandMarkets

Un tasso di crescita annuo composto superiore al 46% in cinque anni non è un dato che si vede spesso nemmeno nel mondo dell’intelligenza artificiale, dove ormai le proiezioni miliardarie sono diventate quasi una consuetudine. Anche per questo motivo i numeri diffusi da MarketsandMarkets sul mercato degli agenti AI meritano attenzione, visto che passare da 7,84 miliardi di dollari nel 2025 a 52,62 miliardi entro il 2030 è la fotografia di un profondo cambio di paradigma che sta attraversando silenziosamente le infrastrutture aziendali di tutto il mondo.
Se infatti fino a poco tempo fa il dibattito enterprise sull’IA ruotava quasi interamente attorno a chatbot e copilot (strumenti conversazionali pensati per rispondere, suggerire, assistere), oggi la traiettoria è diversa e si parla di sistemi capaci di agire autonomamente all’interno dei processi aziendali, dal customer service alla gestione della supply chain, passando per finance, marketing e operazioni IT. Il report segnala inoltre un interesse crescente per gli agenti verticali cuciti su misura per settori industriali specifici, segno che la fase della sperimentazione generica sta lasciando spazio a soluzioni sempre più mirate.
Un agente AI, a differenza di un software tradizionale, non si limita a essere installato e configurato, ma deve dialogare con i dati aziendali, integrarsi con applicazioni già esistenti e operare all’interno di flussi di lavoro ben definiti. Tutto questo richiede competenze che reseller, MSP e system integrator conoscono bene, avendole già maturate anni fa nell’integrazione tra cloud, infrastrutture on-premise e applicazioni di terze parti.
Il vero terreno di gioco per il canale, in altre parole, si sposta dalla vendita del singolo prodotto alla capacità di orchestrare un ecosistema. Individuare i casi d’uso realmente sostenibili, collegare gli agenti con i sistemi legacy, gestirne il ciclo di vita una volta portati in produzione sono tutte attività ad alto valore aggiunto che difficilmente un cliente enterprise affronterà da solo.
Particolarmente significativa, in questo senso, è la crescita prevista per gli agenti “ready-to-deploy” già pronti all’uso: se le aziende continueranno a preferire soluzioni pacchettizzate piuttosto che sviluppi interni da zero, i partner tecnologici potrebbero ritrovarsi nella posizione di ponte naturale tra questi prodotti e l’infrastruttura esistente del cliente.
C’è però un tema che il report tocca solo di sfuggita e che invece meriterebbe un approfondimento a sé e si tratta della governance. Attribuire a un software la capacità di eseguire azioni concrete apre infatti interrogativi tutt’altro che teorici su permessi, accesso ai dati, supervisione umana e responsabilità in caso di errore. Il problema si amplifica ulteriormente quando in gioco non c’è un singolo agente, ma un insieme di agenti che operano contemporaneamente su sistemi diversi, con logiche decisionali che si intrecciano. In simili scenari, i servizi di controllo e monitoraggio attorno agli agenti rischiano di diventare importanti quanto gli agenti stessi.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

