Le spedizioni di smartphone in Cina hanno registrato un nuovo arretramento nel secondo trimestre dell’anno, confermando una fase di rallentamento che ormai dura da oltre dodici mesi. Secondo i dati diffusi dalla società di ricerca IDC, il mercato ha chiuso il periodo con 66 milioni di dispositivi distribuiti, pari a una contrazione del 4,3% rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Si tratta del quinto calo consecutivo su base trimestrale, mentre considerando l’intero primo semestre la flessione si attesta al 4,2%.

Il dato assume particolare rilevanza perché arriva in un mercato che, fino a pochi anni fa, rappresentava il principale motore della crescita globale del comparto. Oggi, invece, la domanda interna continua a mostrare segnali di debolezza, influenzata da un contesto economico meno favorevole e dall’aumento generalizzato dei prezzi dei dispositivi.

Una delle principali cause del rallentamento è infatti l’incremento del costo dei componenti, in particolare dei chip di memoria. I produttori si sono trovati a sostenere spese di approvvigionamento nettamente superiori rispetto al passato e, nella maggior parte dei casi, hanno trasferito questi rincari sui prezzi finali. La conseguenza è stata un raffreddamento della domanda, soprattutto nella fascia media e in quella economica, dove gli utenti risultano particolarmente sensibili alle variazioni di prezzo.

In questo scenario negativo emergono soltanto due eccezioni. Huawei e Apple sono infatti gli unici produttori ad aver registrato una crescita delle spedizioni durante il trimestre. L’azienda cinese ha aumentato i volumi del 19,4%, conquistando la leadership del mercato domestico con una quota del 22,6%. Apple ha invece ottenuto un incremento pari al 24,4%, raggiungendo il 18,1% del mercato.

Secondo gli analisti di IDC, il successo dei due brand deriva da una strategia commerciale differente rispetto ai principali concorrenti Android. Mentre numerosi produttori hanno rivisto verso l’alto i listini per compensare l’aumento dei costi industriali, Huawei e Apple hanno mantenuto sostanzialmente invariati i prezzi. In una fase caratterizzata da forte incertezza, questa scelta ha rappresentato un incentivo concreto per gli utenti intenzionati a sostituire il proprio dispositivo, trasformando un contesto sfavorevole in un’opportunità per guadagnare quote di mercato.

mercato smartphone dwi shutterstock

Crediti: Shutterstock

Di segno opposto i risultati degli altri grandi protagonisti del panorama cinese. Xiaomi è il produttore che registra la contrazione più significativa, con spedizioni in diminuzione del 21,7%. Anche Oppo e Vivo evidenziano un trimestre difficile, rispettivamente con un calo del 9,7% e dell’11,4%. La loro maggiore esposizione alle fasce di prezzo più accessibili ha amplificato gli effetti dell’aumento dei costi produttivi, rendendo più difficile mantenere livelli di vendita competitivi.

Il problema, del resto, non riguarda esclusivamente la Cina. Anche il mercato mondiale degli smartphone continua a mostrare segnali di debolezza. Le prime stime di Counterpoint Research indicano che le spedizioni globali sono diminuite dell’11% nel secondo trimestre, raggiungendo il livello più basso registrato nello stesso periodo dal 2013. Una flessione che riflette un equilibrio sempre più delicato tra domanda e offerta, aggravato dalla persistente scarsità di chip di memoria.

La disponibilità limitata di queste componenti è strettamente collegata alla crescente domanda proveniente dal settore dell’intelligenza artificiale. I principali produttori di memorie stanno infatti privilegiando le forniture destinate ai data center utilizzati per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli AI, un segmento decisamente più redditizio rispetto all’elettronica di consumo. Questo spostamento delle priorità ha inevitabilmente ridotto la disponibilità di chip per smartphone, contribuendo a mantenere elevati i prezzi lungo l’intera filiera.

Gli effetti risultano particolarmente evidenti nei dispositivi di fascia bassa e media, dove i margini sono più contenuti e i produttori dispongono di minore flessibilità per assorbire gli aumenti dei costi. Da qui la scelta di molti marchi Android di incrementare i prezzi oppure ridurre l’offerta dei modelli più economici, limitando ulteriormente le possibilità di acquisto per una parte consistente dei consumatori.

Su scala globale, Apple continua a distinguersi per la solidità della domanda della propria gamma premium. L’azienda ha registrato un incremento del 3% delle spedizioni mondiali, raggiungendo una quota record del 20% nel trimestre. Samsung ha invece riconquistato la leadership mondiale con una quota del 24%, sostenuta dal buon andamento della serie Galaxy S26 e da una politica commerciale meno aggressiva sul fronte degli aumenti di prezzo in mercati strategici come India e Medio Oriente.

Le prospettive per i prossimi trimestri rimangono comunque prudenti. Counterpoint Research continua infatti a prevedere una contrazione delle spedizioni globali di smartphone intorno al 14% sull’intero anno e ritiene che le tensioni sul mercato delle memorie possano protrarsi almeno fino al 2027. Se questa previsione dovesse concretizzarsi, i produttori saranno chiamati a trovare un equilibrio tra redditività e competitività, evitando che ulteriori rincari finiscano per rallentare ancora di più un mercato che fatica a ritrovare slancio.

(Immagine in apertura: Shutterstock)