Prosegue anche nel 2025 il calo delle startup innovative in Italia. Secondo l’Osservatorio Startup Innovative di Cerved, le nuove iscrizioni al Registro delle Imprese sono infatti scese da 2.027 nel 2024 a 1.986 nel 2025 (-2%). Il numero complessivo di startup innovative si è attestato a 11.820 unità, in diminuzione del 2,7% rispetto all’anno precedente e del 19% rispetto al picco raggiunto nel 2021. Accanto alla riduzione numerica, emerge una crescente concentrazione sia settoriale, sia geografica. Oggi il 61% delle startup innovative opera infatti nei servizi informatici e nello sviluppo software, mentre il 13% è attivo nella ricerca e sviluppo e la restante quota è distribuita tra numerosi altri comparti.

Anche dal punto di vista territoriale il fenomeno è fortemente concentrato: il 56% delle startup ha sede nel Nord Italia, con la Lombardia che da sola rappresenta il 31% del totale e Milano il 23%. Resta inoltre limitata la presenza femminile nei ruoli di leadership. Nel 2025 le startup con almeno una donna in posizione decisionale sono il 23% del totale, mentre le amministratrici delegate rappresentano circa il 17%.

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L’Osservatorio di Cerved mostra un ecosistema in transizione, sempre dinamico ma meno numeroso e più specializzato, orientato verso tecnologie digitali profonde in ambiti avanzati come AI, IoT e robotica. Nei prossimi anni la sostenibilità della crescita dipenderà dalla capacità di ampliare la base dei settori industriali coinvolti, rafforzare investimenti e servizi di supporto nelle regioni meno servite, favorire la diversificazione dei team imprenditoriali e accelerare la transizione verso tecnologie complesse e d’impatto.

L’andamento 2017-2025 mostra chiaramente la traiettoria del fenomeno. Dopo un ciclo espansivo intenso (+69% tra 2017 e 2021), dal 2022 le start up innovative hanno cominciato a diminuire: da 14.669 nel 2021 a 11.820 nel 2025 (-19%), pari allo 0,55% sul totale delle società di capitali. Ciò è dovuto a un irrigidimento degli standard competitivi, a una selezione naturale delle iniziative meno sostenibili, a dinamiche macroeconomiche più complesse e a un contesto di funding nazionale ancora sottodimensionato.

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Tornando alla distribuzione geografica, oltre al primato del Nord, il Centro conta solo per il 20% con Roma al secondo posto tra le province, mentre il Sud e le Isole pesano per il 25% circa, con Napoli, Bari e Salerno in testa. Anche il confronto con il 2024 conferma la polarizzazione. Il 58% delle nuove startup è nato al Nord (30% in Lombardia, 8,4% in Emilia-Romagna, 6,4% in Piemonte e 6,1% in Veneto), mentre nel Centro spicca il Lazio (13,2% contro l’11,6 del 2024) e al Sud subisce un forte calo la Campania, dall’11% al 6% di nuove iscrizioni. Tra le dieci province più dinamiche troviamo Milano, Torino, Bergamo, Genova, Brescia, Roma, Bologna, Napoli, Bari, Catania.

Il profilo settoriale delle nuove strartup è sempre più concentrato, con quasi il 70% che si dedica al complesso dei servizi IT (il 58,7% alla sola produzione di software) e il 13% alle attività di R&S. Rispetto al 2024 il settore dei software è cresciuto (+99 unità), mentre comparti come portali web (-18) e consulenza ICT (-42) si sono contratti. Il dominio del digitale rischia di comprimere la capacità del sistema di generare innovazione in ambiti ad alto impatto industriale, tecnologico e scientifico, con la conseguenza che la scarsa presenza di startup in settori come energia, materiali avanzati, agroalimentare tech o deeptech può rappresentare un limite nello sviluppo di questi settori.

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L’analisi semantica condotta da Cerved sui progetti nati nel biennio 2024-2025 evidenzia quattro direttrici tecnologiche dominanti:

  • Piattaforme & SaaS (29% delle nuove startup)
  • AI & Data Analytics (29%)
  • IoT, embedded & edge technologies (15%)
  • Manifattura avanzata e materiali (8%)

Le tecnologie digitali per l’industria (automazione, robotica, sistemi IoT per la produzione) risultano particolarmente rilevanti, mentre l’Intelligenza artificiale trova applicazioni in settori eterogenei che vanno dalla manifattura all’healthcare fino al retail e ai media. La cybersecurity resta invece un ambito ancora marginale nelle nuove iniziative.

(Immagine in apertura: Shutterstock)