La “Consob” inglese vuole estendere agli LLM le regole di tutela finanziaria

L’intelligenza artificiale è destinata a ridisegnare il settore dei servizi finanziari entro il 2030, modificando il modo in cui banche, assicurazioni e società di investimento operano, ma soprattutto cambiando il rapporto tra cittadini e denaro. È questa la conclusione principale del Mills Review, l’approfondito studio commissionato dal consiglio della Financial Conduct Authority (FCA), l’autorità che vigila sul mercato finanziario del Regno Unito.
Il documento rappresenta un caso praticamente unico a livello internazionale, essendo la prima analisi strategica realizzata direttamente da un regolatore per delineare gli effetti di lungo periodo dell’AI sull’intero ecosistema finanziario.
La ricerca, coordinata dal direttore esecutivo Sheldon Mills, individua le principali trasformazioni che interesseranno il settore nei prossimi anni. L’automazione dei processi aziendali, l’evoluzione dell’esperienza dei clienti, la concentrazione del potere tecnologico nelle mani di pochi operatori e l’aumento delle minacce informatiche rappresentano i quattro assi sui quali, secondo la FCA, si giocherà il futuro della finanza digitale.
L’aspetto forse più significativo riguarda il crescente interesse dei consumatori verso sistemi di intelligenza artificiale capaci di prendere iniziative autonome. Un’indagine commissionata dalla stessa autorità britannica evidenzia che circa un cittadino su cinque nel Regno Unito, pari a oltre undici milioni di persone, sarebbe disposto ad affidare parte della gestione delle proprie finanze a software in grado di operare entro obiettivi definiti dall’utente. Parallelamente, emergono dubbi sulla trasparenza dei processi decisionali e sulla possibilità di mantenere un controllo effettivo sulle scelte compiute dagli algoritmi.
Secondo il rapporto, l’intelligenza artificiale potrebbe ampliare l’accesso ai servizi finanziari, offrire consulenze sempre più personalizzate e incrementare l’efficienza operativa degli intermediari. Accanto a queste opportunità si profilano rischi altrettanto rilevanti, con frodi digitali più sofisticate, attacchi informatici, possibili danni ai consumatori e una crescente concentrazione del mercato nelle mani di pochi fornitori tecnologici che rappresentano criticità tali da richiedere un’evoluzione dell’attuale quadro normativo.
Il documento propone sette linee guida che il consiglio della FCA dovrà valutare nei prossimi mesi. Tra le priorità figurano l’aggiornamento del perimetro regolatorio, un migliore coordinamento tra le autorità di vigilanza, il monitoraggio dell’introduzione di sistemi AI sempre più autonomi e il potenziamento dell’AI Lab della FCA, struttura nata per consentire alle aziende di sperimentare nuove tecnologie in collaborazione con il regolatore. L’obiettivo è preparare il terreno a quella che viene definita “agentic finance”, una nuova generazione di servizi nei quali gli agenti basati sull’intelligenza artificiale agiranno direttamente per conto degli utenti.
È proprio questo scenario ad aver aperto un dibattito destinato ad avere conseguenze ben oltre il Regno Unito. Mills ritiene infatti che strumenti di uso generale come ChatGPT, Claude e Gemini meritino una riflessione specifica sotto il profilo regolatorio, poiché stanno assumendo un ruolo sempre più rilevante nelle decisioni economiche dei cittadini.
Secondo il dirigente della FCA, oltre un quarto dei consumatori britannici dichiara di affidarsi già oggi a chatbot basati su modelli linguistici per ottenere indicazioni su investimenti, risparmio o gestione del denaro. Il problema è che queste piattaforme operano completamente al di fuori delle regole che disciplinano la consulenza finanziaria tradizionale.
La differenza è sostanziale. Se un consulente autorizzato fornisce indicazioni scorrette, il cliente dispone di strumenti di tutela e può rivalersi attraverso i meccanismi previsti dalla normativa. Nel caso di un modello di intelligenza artificiale generalista, il quadro delle responsabilità diventa invece molto meno definito. L’utente può infatti ricevere suggerimenti che influenzano decisioni economiche importanti, senza però beneficiare delle garanzie normalmente previste per i servizi finanziari regolamentati.
Per Mills questo vuoto normativo non può essere ignorato ancora a lungo. La proposta contenuta nel rapporto invita la FCA ad avviare entro i prossimi tre-sei mesi una revisione del cosiddetto “regulatory perimeter”, ovvero l’insieme delle attività soggette alla vigilanza dell’autorità britannica. Lo scopo è valutare se i modelli di AI general purpose debbano entrare, almeno in parte, nell’ambito della regolazione finanziaria.
Tra le ipotesi prese in considerazione figurano nuovi poteri che consentirebbero al regolatore di chiedere alle imprese spiegazioni sul funzionamento dei sistemi di intelligenza artificiale impiegati nei processi decisionali, effettuare verifiche sugli algoritmi per individuare eventuali discriminazioni e prevedere sanzioni qualora un sistema provochi danni concreti ai consumatori.
Si tratta di una prospettiva tutt’altro che semplice da realizzare. I moderni modelli linguistici sono caratterizzati da un livello di complessità che rende difficile interpretare nel dettaglio le motivazioni che portano a una determinata risposta. La cosiddetta “black box” dell’AI rappresenta infatti uno dei principali ostacoli per chiunque voglia costruire un sistema di governance realmente efficace.
Un altro elemento di forte preoccupazione riguarda la concentrazione del mercato. Se banche, compagnie assicurative e società di investimento finiranno per affidarsi agli stessi due o tre grandi fornitori di modelli AI, un eventuale errore sistemico, un malfunzionamento o una vulnerabilità potrebbero propagarsi contemporaneamente a una parte significativa del sistema finanziario. È uno scenario che ricorda le discussioni già affrontate negli ultimi anni sul cloud computing, dove la dipendenza da pochi hyperscaler è considerata un potenziale fattore di rischio sistemico.
La posizione espressa dalla FCA si inserisce in un contesto politico particolare, in cui il Regno Unito ha scelto finora di non adottare una normativa organica sull’intelligenza artificiale sul modello dell’AI Act europeo, preferendo affidare la supervisione ai singoli regolatori di settore. L’intervento di Mills non mette in discussione questa strategia, ma suggerisce che l’attuale approccio presenti una lacuna quando entrano in gioco modelli di uso generale sviluppati da aziende tecnologiche esterne al comparto finanziario.


