In Italia scarseggiano i talenti IT, ma la loro paga è di un quinto più bassa che altrove

Quali ruoli tech oggi sono più esposti all’IA e come si stanno adattando i professionisti? Secondo il Tech Talent Explorer 2026 di Hays, basato sull’analisi di 20 ruoli tecnologici in 34 Paesi, l’intelligenza artificiale non sta ancora avendo in Italia un impatto dirompente sui professionisti tech (punteggio complessivo pari a 46 su 100).
Non si parla quindi, almeno per ora, di una trasformazione tale da far scomparire alcune figure, ma di un’evoluzione progressiva delle attività e delle competenze richieste. Ruoli come Network Engineer, Change Manager e Project Manager sembrano oggi meno interessati dalla trasformazione legata all’IA. L’impatto cresce invece per profili più legati a sviluppo, automazione e testing come AI Engineer, RPA Engineer e Test Analyst, che registrano il livello più alto di esposizione tra i ruoli analizzati, con un punteggio pari a 56 su 100.
I profili più esposti sono quindi quelli in cui una parte delle attività può essere progressivamente supportata dall’automazione, soprattutto nei processi più operativi, ripetitivi o standardizzabili. Questo, però, non significa una perdita di centralità del talento umano.
Al contrario, restano essenziali competenze come supervisione, progettazione, problem solving, controllo qualità e capacità di integrare le soluzioni tecnologiche nei processi aziendali. La trasformazione guidata dall’AI non riduce quindi il valore dei professionisti tech, ma ne ridefinisce il ruolo e, accanto all’expertise tecnica, diventano sempre più importanti capacità decisionale, visione strategica, comprensione del business e gestione del cambiamento.
Retribuzioni Tech: l’Italia nel confronto internazionale
Nel confronto con alcuni dei principali mercati europei, considerando la media delle fasce salariali dei 20 ruoli tech analizzati, l’Italia registra una retribuzione media pari a 41.590 euro, ovvero il 38% in meno del Regno Unito, dove la media raggiunge i 67.350 €, del 37% rispetto alla Germania (€ 66.100), del 23,4% rispetto alla Francia (€ 54.300) e del 13,9% rispetto alla Spagna (€ 48.300). Il Portogallo si colloca invece sotto il mercato italiano, con una media pari a 38.050 euro.
In questo scenario, il Change Manager rappresenta il ruolo italiano meglio posizionato nel confronto internazionale, con una retribuzione media pari a 72.270 €, ma che può raggiungere gli 84.960€. Un dato che conferma il valore crescente delle competenze legate alla gestione del cambiamento, alla trasformazione organizzativa e all’adozione di nuove tecnologie.
Tra gli altri ruoli con le retribuzioni medie più elevate in Italia figurano anche gli AI Engineer, con 51.910 euro, i Solutions Architect, con 47.915 euro, i Project Manager, con 47.420 euro, e i Security Engineer, con 46.920 euro.
La disponibilità in Italia di talenti IT si concentra soprattutto su figure ormai sempre più richieste dal mercato come i Project Manager, che rappresentano circa il 9,7% dei profili disponibili, i Software Developer con il 9,6%, i Data Analyst con l’8,5% e i Business Analyst con l’8,2%, a conferma di una maggiore maturità del mercato su ruoli legati alla gestione progettuale, allo sviluppo software e all’analisi dei dati.
Al contrario, le figure più specialistiche e verticali risultano meno diffuse. Profili come i DevOps Engineer, pari a circa lo 0,9%, gli RPA Engineer con lo 0,6%, i Cloud Engineer con lo 0,3% e gli Scrum Master con appena lo 0,2% evidenziano una disponibilità più limitata, suggerendo una possibile maggiore sfida tra aziende nell’attrarre competenze tecniche avanzate.
“Il Tech Talent Explorer 2026 mostra come l’AI stia cambiando il valore dei ruoli tech” dichiara Fabiano Peveralli, Director di Hays. “Le competenze tecniche restano fondamentali, ma cresce il peso delle capacità che permettono di trasformare l’innovazione in risultati concreti. Per il mercato italiano, la sfida sarà valorizzare sempre di più i profili coinvolti nella trasformazione digitale, a partire dalle competenze più specialistiche e meno diffuse, e investire in upskilling, percorsi di crescita e strategie di attraction mirate”.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

