Gli USA revocano il ban a Mythos, ma decideranno chi potrà usare i modelli più potenti di Anthropic e OpenAI

Washington sta trasformando i modelli di intelligenza artificiale di frontiera in un tema di sicurezza nazionale, con dinamiche che ricordano sempre più da vicino il controllo sulle tecnologie strategiche militari o sui semiconduttori avanzati. La decisione del governo statunitense di consentire ad Anthropic di riattivare parzialmente l’accesso a Claude Mythos rappresenta soltanto l’ultimo tassello di una strategia molto più ampia, destinata a ridefinire il rapporto tra Big Tech, cybersicurezza e politica industriale americana.
Dopo il ban imposto il 12 giugno, Anthropic ha annunciato che Mythos tornerà disponibile per una cerchia limitata di organizzazioni statunitensi considerate “affidabili”. Dietro questa definizione si nasconde un sistema di selezione controllato direttamente dalle autorità federali, che coinvolge oltre cento aziende e istituzioni americane, comprese numerose realtà Fortune 500. Il governo teme che modelli AI particolarmente sofisticati possano essere sfruttati da governi ostili, gruppi criminali o operatori collegati a Cina e Russia per accelerare campagne di cyberattacco contro infrastrutture critiche.
Il punto centrale della questione riguarda la natura stessa di Mythos. Anthropic lo descrive come il proprio sistema più avanzato in ambito cybersecurity, capace di analizzare vulnerabilità software, individuare configurazioni deboli nelle reti aziendali e assistere operatori tecnici in scenari di difesa informatica ad alta complessità. Proprio queste capacità, però, possono diventare un’arma estremamente efficace nelle mani sbagliate. Gli esperti di sicurezza sostengono che piattaforme di questo tipo siano in grado di abbassare drasticamente la barriera tecnica necessaria per condurre attacchi sofisticati contro sistemi bancari, infrastrutture energetiche, telecomunicazioni e servizi governativi.
La Casa Bianca, sostenuta dal Dipartimento del Commercio, sta quindi cercando di creare una sorta di “regime di esportazione” per l’intelligenza artificiale più potente, seguendo un approccio simile a quello adottato negli ultimi anni per le GPU avanzate di NVIDIA o per le tecnologie litografiche destinate alla produzione di chip. La differenza è che, questa volta, il controllo non riguarda soltanto l’hardware ma direttamente il software e i modelli linguistici.
La scelta di Anthropic di collaborare con il governo arriva dopo settimane particolarmente tese. L’azienda si era infatti trovata nel mirino delle autorità americane anche per la propria posizione relativamente prudente sull’utilizzo militare dell’AI, avendo rifiutato di concedere l’uso dei propri modelli per attività di sorveglianza interna e sistemi d’arma completamente autonomi.
Parallelamente, OpenAI si è ritrovata coinvolta nello stesso processo di supervisione preventiva. La società guidata da Sam Altman ha infatti confermato di aver rinviato il lancio pubblico completo di GPT-5.6 su richiesta del governo americano. Anche in questo caso, l’accesso iniziale sarà limitato a partner approvati e preventivamente comunicati alle autorità statunitensi.
La novità segna un cambiamento radicale rispetto all’approccio adottato fino a pochi mesi fa. Fino al 2025, le principali aziende AI tendevano a distribuire rapidamente nuovi modelli su larga scala, con cicli di rilascio estremamente aggressivi e controlli governativi relativamente marginali. Oggi il quadro appare completamente diverso, con Washington che vuole visionare, testare e valutare i cosiddetti “frontier models” prima che raggiungano il mercato.
L’ordine esecutivo firmato da Donald Trump introduce infatti un meccanismo volontario ma estremamente invasivo, attraverso il quale gli sviluppatori possono sottoporre i modelli avanzati al governo fino a trenta giorni prima del rilascio pubblico. L’obiettivo ufficiale consiste nell’individuare rischi legati a cybersicurezza, uso militare improprio, automazione offensiva e potenziali vulnerabilità aggirabili tramite tecniche di jailbreak.
Ed è proprio il jailbreak uno degli aspetti più delicati emersi nel caso Anthropic. Secondo quanto trapelato, il governo ritiene che esistano metodi capaci di aggirare alcune protezioni implementate all’interno di Fable 5, il modello destinato all’utilizzo pubblico generalista. Le autorità americane avrebbero quindi chiesto ulteriori garanzie prima di autorizzarne nuovamente la distribuzione aperta.
La distinzione tra Mythos e Fable 5 diventa quindi fondamentale. I due sistemi condividono la stessa architettura di base, ma Mythos nasce come piattaforma orientata a scenari professionali e governativi ad alta criticità, con limitazioni ridotte sulle capacità operative. Fable, invece, integra restrizioni più severe per il mercato consumer e business standard. In pratica, Washington considera il primo una tecnologia strategica sensibile.
Le critiche, naturalmente, non mancano. Una parte consistente del settore tecnologico americano vede con forte preoccupazione la nascita di un modello in cui il governo decide quali aziende possano accedere agli strumenti AI più avanzati. John Coleman, consulente legislativo della Foundation for Individual Rights and Expression, ha attaccato apertamente il sistema di selezione, definendolo opaco e privo di reale trasparenza.
Persino Sam Altman, pur collaborando con l’amministrazione, ha espresso dubbi significativi. Il CEO di OpenAI ha spiegato che test di sicurezza approfonditi sono comprensibili, ma ritiene problematico lasciare allo Stato la facoltà di scegliere chi possa utilizzare i modelli più evoluti.
Dietro queste tensioni si nasconde un tema economico enorme. Le AI generative di nuova generazione rappresentano ormai un asset strategico comparabile alle infrastrutture energetiche o ai sistemi satellitari. Chi controlla i modelli più avanzati, controlla una parte crescente dell’innovazione globale, della cybersicurezza, della ricerca scientifica e persino delle capacità militari future.
Per questo motivo cresce anche la pressione internazionale sugli Stati Uniti. L’Austria ha già proposto all’Unione Europea di valutare un possibile insediamento di Anthropic all’interno dei confini comunitari, nel tentativo di evitare che l’Europa venga esclusa dall’accesso alle tecnologie AI più sofisticate sviluppate oltreoceano.
Alexander Proell, segretario di Stato austriaco per la digitalizzazione, ha inviato una lettera alla Commissione Europea sostenendo che Bruxelles debba assumere un ruolo molto più aggressivo nella competizione tecnologica globale. Il tempismo non è casuale, visto che la Commissione Europea sta già lavorando a nuove misure per rafforzare cloud europeo, semiconduttori e piattaforme AI locali nel tentativo di ridurre la dipendenza dalle Big Tech statunitensi. In questo contesto, il caso Anthropic viene osservato come un precedente potenzialmente pericoloso, dal momento che se gli USA possono limitare l’accesso ai modelli più potenti per motivi geopolitici, l’intero equilibrio tecnologico globale potrebbe cambiare molto rapidamente.
C’è poi un ulteriore elemento finanziario che rende la situazione ancora più delicata. Il rischio, secondo diversi analisti, è che un eccesso di restrizioni rallenti proprio le aziende americane, offrendo alla Cina un’occasione per recuperare terreno nella corsa all’intelligenza artificiale avanzata. Kate Koren del Center for Strategic and International Studies ha sintetizzato bene il problema: “se Washington non riuscirà a creare rapidamente un sistema chiaro e scalabile per il rilascio dei nuovi modelli, Pechino potrebbe sfruttare il rallentamento occidentale per colmare il gap tecnologico”.
(Immagine in apertura: Shutterstock)


