Oggi il paradigma tradizionale della cybersecurity costruito attorno a firewall e VPN non è più adeguato. Le architetture nate per proteggere un perimetro definito faticano infatti a gestire un ecosistema in cui utenti, dispositivi, applicazioni e workload sono distribuiti tra cloud, edge e ambienti ibridi. Il risultato è un aumento della superficie d’attacco, aggravato dalla velocità con cui le minacce evolvono grazie all’AI.

Zscaler, la cui architettura cloud-native oggi gestisce oltre 750 miliardi di transazioni al giorno, prova a ridefinire il perimetro stesso del concetto di difesa con un aggiornamento significativo della propria piattaforma Zero Trust SASE, presentato nelle scorse ore in occasione dell’evento Zenith Live 2026.

La novità più rilevante è l’introduzione dello ZAgent Framework, un livello di orchestrazione basato su AI agentica che punta a semplificare radicalmente la gestione operativa del SASE. L’idea è spostare il baricentro dall’intervento umano a un sistema in grado di automatizzare configurazioni, diagnosi e risoluzione dei problemi attraverso interazioni in linguaggio naturale. In pratica, gli amministratori possono interrogare la piattaforma come farebbero con un assistente intelligente, ottenendo analisi delle cause e suggerimenti operativi senza dover navigare tra console complesse.

Zscaler ZAgent

Questo approccio si riflette anche nello ZDX Agent, progettato per affrontare uno dei problemi più sottovalutati nella sicurezza come la qualità dell’esperienza utente. Spesso le inefficienze percepite dagli utenti finali vengono attribuite genericamente alla rete o alle applicazioni, mentre le cause reali possono essere molto più granulari. L’integrazione di strumenti diagnostici avanzati consente di individuare rapidamente anomalie legate a connettività, dispositivi o provider, intervenendo prima che si traducano in incidenti operativi.

Un altro elemento centrale dell’evoluzione proposta da Zscaler riguarda il browser, sempre più punto di accesso privilegiato alle risorse aziendali. L’introduzione di un’estensione Zero Trust e di un browser enterprise basato su Chromium permette di integrare direttamente i controlli di sicurezza nell’esperienza di navigazione, riducendo la dipendenza da infrastrutture come VDI e VPN. È un passaggio che riflette un cambiamento più ampio per il controllo, che si sposta dall’infrastruttura al contesto di accesso seguendo l’utente indipendentemente dal dispositivo utilizzato.

La gestione delle relazioni B2B rappresenta un altro nodo critico affrontato dalla piattaforma. Le connessioni tra aziende, spesso basate su VPN site-to-site o reti MPLS, introducono complessità e rischi difficili da controllare. Il modello proposto da Zscaler sostituisce queste logiche con accessi applicativi governati da policy, eliminando l’esposizione diretta delle reti e riducendo le possibilità di movimento laterale in caso di compromissione.

zagent

Sul fronte infrastrutturale, l’espansione verso ambienti multi-cloud conferma la necessità di un approccio coerente alla sicurezza dei workload. L’integrazione con Google Cloud Platform, accanto al supporto già esistente per AWS, consente di applicare politiche uniformi indipendentemente dal contesto di esecuzione. A questo si aggiunge la microsegmentazione per Kubernetes, che introduce controlli granulari tra container e macchine virtuali senza richiedere modifiche al codice, un aspetto cruciale per ambienti DevOps ad alta velocità.

Interessante anche l’estensione delle capacità di sandboxing direttamente sugli endpoint, pensata per intercettare minacce che sfuggono ai controlli cloud come i file introdotti tramite dispositivi esterni. È un segnale di come la sicurezza debba ormai coprire ogni possibile punto di ingresso, senza affidarsi a un singolo livello di difesa.

(Immagine in apertura: Shutterstock)