La Commissione risponde ad Apple: non lanciare siri in Europa è una scelta commerciale

Come abbiamo scritto ieri, Siri AI non arriverà in Europa al lancio previsto per settembre. Apple ha spiegato che la decisione è dipesa dalle regole imposte dall’Unione Europea, in particolare dal Digital Markets Act (DMA). Una ricostruzione che la Commissione Europea ha deciso di contestare apertamente con dichiarazioni particolarmente nette rilasciate nelle ultime ore.
Secondo Bruxelles, attribuire la responsabilità alle normative comunitarie rappresenta infatti una semplificazione che non riflette quanto accaduto realmente durante il confronto tra le due parti. Il punto centrale della vicenda riguarda proprio il DMA, il regolamento europeo entrato in vigore per limitare il potere delle grandi piattaforme digitali considerate “gatekeeper”, ossia soggetti in grado di controllare l’accesso a interi ecosistemi tecnologici.
L’obiettivo del regolamento è creare condizioni di maggiore apertura e concorrenza nei mercati digitali. Tra i principi fondamentali figura quello dell’interoperabilità, che obbliga i grandi operatori a consentire una più ampia integrazione di servizi e applicazioni concorrenti all’interno delle proprie piattaforme. Secondo quanto dichiarato dalla Commissione, nulla nel DMA impedirebbe ad Apple di introdurre nuove funzionalità basate sull’intelligenza artificiale nel territorio europeo. Al contrario, Bruxelles sostiene che la decisione di non distribuire Siri AI sia stata presa autonomamente dall’azienda.
La questione diventerebbe particolarmente delicata nel momento in cui il nuovo assistente intelligente viene integrato profondamente all’interno dell’ecosistema iOS. Per i regolatori europei, consentire ad Apple di offrire un assistente privilegiato senza garantire adeguate possibilità di interoperabilità ad altri sviluppatori rischierebbe di consolidare ulteriormente la posizione dominante dell’azienda nel mercato mobile.
Durante il briefing con la stampa, i rappresentanti della Commissione hanno fornito una ricostruzione dettagliata dei contatti avvenuti con Cupertino. Secondo Bruxelles, Apple avrebbe incontrato difficoltà nello sviluppo di soluzioni in grado di rispettare contemporaneamente i requisiti di interoperabilità previsti dal DMA e gli standard europei in materia di privacy e sicurezza. A quel punto, sempre secondo la versione fornita dalla Commissione, l’azienda avrebbe richiesto un’esenzione temporanea dagli obblighi previsti dalla normativa, chiedendo un periodo aggiuntivo di almeno diciotto mesi per adeguarsi alle regole comunitarie.
Una richiesta che Bruxelles avrebbe respinto senza particolari esitazioni. La motivazione riguarda uno dei principi cardine del Digital Markets Act. Concedere un’esenzione esclusiva ad Apple significherebbe permettere a Siri AI di operare in una posizione privilegiata rispetto a eventuali concorrenti. In altre parole, gli utenti iPhone si troverebbero davanti a un sistema nel quale l’assistente sviluppato da Apple godrebbe di vantaggi non accessibili ad altre piattaforme di intelligenza artificiale.
Secondo la Commissione, una situazione di questo tipo sarebbe incompatibile con gli obiettivi del DMA, nato proprio per evitare che i gestori degli ecosistemi digitali possano decidere unilateralmente quali servizi favorire e quali invece limitare. Particolarmente significativa è stata anche l’osservazione relativa ai modelli AI che alimentano il nuovo Siri. Bruxelles ha sottolineato come il tema non riguardi esclusivamente Apple, ma l’accesso all’intero mercato delle applicazioni intelligenti. L’obiettivo è impedire che una singola azienda possa determinare quali strumenti di intelligenza artificiale siano disponibili agli utenti europei e quali invece restino esclusi.
Inoltre, i funzionari europei hanno ribadito che la legislazione comunitaria non è oggetto di negoziazione e che eventuali deroghe non possono essere concesse sulla base del peso economico o tecnologico delle aziende coinvolte. La vicenda evidenzia ancora una volta la crescente distanza tra l’approccio europeo alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale e quello adottato negli Stati Uniti. Mentre oltreoceano l’attenzione è concentrata soprattutto sulla rapidità dell’innovazione, Bruxelles continua a privilegiare temi come concorrenza, interoperabilità e tutela dei diritti digitali.
Il risultato è che, almeno per il momento, il debutto del nuovo Siri AI nel mercato europeo rimane sospeso tra esigenze tecnologiche, obblighi normativi e una trattativa destinata probabilmente a proseguire ancora per molti mesi.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

