La Commissione Europea alza il livello della propria strategia digitale con l’European Technological Sovereignty Package, un tentativo strutturato di ridefinire il ruolo dell’Europa all’interno della filiera globale delle tecnologie critiche. L’obiettivo è ridurre la dipendenza da fornitori extra-UE in ambiti ormai centrali per economia, sicurezza e competitività industriale.

Le parole della presidente Ursula von der Leyen inquadrano bene la posta in gioco. Le tecnologie digitali rappresentano oggi un’infrastruttura strategica al pari dell’energia o dei trasporti. Ospedali, reti elettriche e servizi pubblici poggiano su sistemi che in larga parte non sono controllati direttamente dall’Europa e, proprio da questa constatazione, nasce l’esigenza di costruire una maggiore autonomia decisionale e operativa.

Il pacchetto si articola in più livelli e combina interventi normativi e strategici. I due pilastri legislativi sono rappresentati dal Chips Act 2.0 e dal Cloud and AI Development Act, affiancati da una strategia dedicata all’open source e da una roadmap per la digitalizzazione del settore energetico. Nel complesso, emerge una visione che prova a connettere industria, infrastrutture e innovazione in un unico disegno coerente.

Sul fronte dei semiconduttori, l’Europa parte da una posizione ambivalente. Da un lato dispone di competenze consolidate in specifiche nicchie produttive, ma dall’altro resta fortemente dipendente da attori esterni per quanto riguarda le tecnologie più avanzate. Il Chips Act del 2023 aveva già avviato un percorso di rafforzamento, ma la nuova iterazione punta ad accelerare ulteriormente, soprattutto in relazione alla crescita dell’intelligenza artificiale.

Technological Sovereignty Package

La domanda di chip legati all’AI è infatti destinata a diventare dominante entro la fine del decennio, con una quota prevista superiore al 70% del mercato complessivo. Il Chips Act 2.0 introduce strumenti per velocizzare le autorizzazioni, rafforzare le partnership internazionali e creare poli di eccellenza riconosciuti a livello europeo. L’approccio è meno frammentato rispetto al passato e mira a costruire un ecosistema in cui produttori, fornitori e clienti industriali siano più strettamente integrati, in particolare nei settori ad alta crescita come data center e infrastrutture cloud.

Proprio il tema del cloud e dell’intelligenza artificiale rappresenta il secondo asse portante della strategia. Il Cloud and AI Development Act si inserisce nel più ampio piano per trasformare l’Europa in un “continente AI”, con un focus esplicito sull’espansione della capacità computazionale. L’obiettivo è triplicare la capacità dei data center entro un arco temporale di cinque-sette anni, una misura che riflette l’aumento esponenziale della domanda di calcolo generata dai modelli avanzati.

 

L’elemento interessante è il tentativo di bilanciare questa crescita con vincoli ambientali sempre più stringenti. La Commissione punta a favorire la diffusione di infrastrutture sostenibili, integrando fin dall’inizio criteri legati all’efficienza energetica e all’impatto ambientale. Allo stesso tempo, viene introdotto un quadro comune per valutare la sovranità tecnologica in ambito cloud e AI, con l’idea di proteggere applicazioni critiche e dati sensibili senza chiudere completamente il mercato ai partner internazionali.

Accanto a queste iniziative, l’open source viene riconosciuto come un asset strategico spesso sottovalutato. L’Europa può contare su una comunità molto ampia di sviluppatori e su un tessuto di competenze che rappresenta una base concreta per costruire alternative autonome. La nuova strategia mira a rafforzare questo ecosistema, sostenendo sia le startup, sia la manutenzione a lungo termine delle infrastrutture digitali aperte, un aspetto cruciale per la sicurezza e l’affidabilità.

tech sov packet

L’integrazione dell’open source nelle pubbliche amministrazioni è un altro punto chiave. Attraverso linee guida e standard condivisi, l’UE punta a incentivare l’adozione di soluzioni europee, favorendo interoperabilità e riducendo il rischio di lock-in tecnologico. In questo contesto si inseriscono iniziative come l’Open Internet Stack, pensate per costruire una base tecnologica comune.

Un capitolo particolarmente rilevante riguarda il rapporto tra digitalizzazione ed energia. La crescita delle infrastrutture digitali, dai data center alle reti AI, comporta un aumento significativo della domanda elettrica, in un momento in cui i costi energetici restano un tema critico per famiglie e imprese. La roadmap dedicata al settore energetico prova a risolvere questa tensione, promuovendo un’integrazione più intelligente tra sistemi digitali e rete elettrica.

L’uso dell’intelligenza artificiale viene qui declinato in chiave operativa ed è volto a migliorare l’efficienza delle reti, accelerare la diffusione degli smart meter e ottimizzare la gestione dei flussi energetici. Allo stesso tempo, si punta a garantire che i data center siano integrati in modo sostenibile dal punto di vista energetico e da quello delle risorse idriche.

Sul piano geopolitico, il pacchetto rappresenta anche una risposta alle crescenti tensioni internazionali e alla competizione tra grandi blocchi tecnologici. L’Europa cerca di ritagliarsi uno spazio autonomo, evitando sia una dipendenza eccessiva dagli Stati Uniti, sia un’esposizione strategica verso altri attori globali. I prossimi passaggi saranno decisivi, con le proposte legislative che dovranno essere negoziate tra Parlamento Europeo e Consiglio. Parallelamente, la Commissione sta preparando nuove iniziative operative, tra cui il lancio delle AI Gigafactories e strumenti finanziari dedicati a sostenere gli investimenti su larga scala.

(Immagine in apertura: Shutterstock)