L’udienza di ieri 13 maggio presso il tribunale californiano che ospita la causa promossa da Elon Musk contro OpenAI fotografa con precisione la rete di interessi finanziari intessuta da Sam Altman attorno all’azienda che guida. Il valore complessivo delle sue partecipazioni in società che intrattengono rapporti commerciali con OpenAI supera infatti i due miliardi di dollari, cifra che difficilmente passerà inosservata agli occhi di regolatori, investitori istituzionali e concorrenti.

Altman non detiene quote dirette in OpenAI, ma attraverso un portafoglio di investimenti in venture capital costruito prima e durante il suo mandato da CEO ha accumulato un patrimonio stimato da Forbes intorno ai quattro miliardi di dollari. La posizione più rilevante (1,7 miliardi) è quella in Helion Energy, startup che lavora alla realizzazione del primo impianto commerciale al mondo basato sulla fusione nucleare. Seguono una quota da 633 milioni in Stripe, colosso dei pagamenti digitali, e 258 milioni in Retro Biosciences, azienda farmaceutica focalizzata sul contrasto all’invecchiamento biologico. Tutte e tre hanno siglato accordi con OpenAI.

Il nodo Helion è quello che più ha animato l’aula. Altman ha testimoniato di aver conosciuto i fondatori della società già nel 2015 e di aver personalmente sollecitato il board di OpenAI a esplorare una collaborazione a fine 2022, garantendo per la bontà dell’operazione. L’accordo formale per la fornitura di energia è arrivato soltanto nel 2024 e Altman ha dichiarato di essersi astenuto da entrambi i lati della trattativa, senza firmare nessun documento.

A marzo 2026 si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Helion, in concomitanza con la negoziazione di un’intesa più ampia tra le due società. La sequenza temporale è coerente con una gestione attenta dei conflitti, ma l’avvocato di Musk, Steven Molo, ha descritto la situazione come un “conflitto evidente” che nessuna procedura di recusal formale può dissolvere completamente.

Analogo schema è stato contestato per la partnership da 10 miliardi di dollari con Cerebras, produttore di chip in cui Altman detiene una quota dal valore di circa 3,2 milioni, e per l’accordo con Reddit del maggio 2024. In quel caso Altman era azionista rilevante della piattaforma social fin dall’IPO, che aveva portato le sue partecipazioni a valere oltre 600 milioni prima della quotazione, salvo poi cedere l’intera posizione entro la fine del 2025. La risposta dell’AD di OpenAI è stata coerente in ogni passaggio: deleghe al board, altre persone presenti nelle stanze delle trattative e procedure documentate e condivise.

openai musk

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Il fronte regolatorio si è inasprito in parallelo. Dieci procuratori generali di nomina repubblicana hanno scritto alla SEC (che non ha ancora commentato) chiedendo un’analisi approfondita dei documenti di OpenAI in vista di una possibile IPO, con la commissione oversight della Camera che ha formalmente richiesto ad Altman chiarimenti sulle politiche interne per la gestione dei conflitti. Il quadro che emerge è quello di un’azienda che si avvicina ai mercati pubblici mentre è circondata da pressioni legali e scrutinio istituzionale su più fronti simultaneamente.

Ricordiamo che nella causa Musk chiede a OpenAI un risarcimento danni di 150 miliardi di dollari e la revoca di Altman dalla carica di amministratore e membro del consiglio di amministrazione dell’azienda. Le accuse di Musk includono la violazione dei doveri di un trust benefico e l’arricchimento senza causa. Altman ha respinto tali accuse e, come abbiamo appena riportato, in tribunale ha spiegato di essersi astenuto dal partecipare alle discussioni chiave con le società in cui aveva investito.

Microsoft costruisce la sua exit strategy

A pochi chilometri di distanza, in termini metaforici, Microsoft sta valutando acquisizioni nel settore AI con un’urgenza che sembra suggerire come il legame con OpenAI, per quanto storicamente fruttuoso, sia diventato una dipendenza che il gruppo di Redmond intende ridurre strutturalmente.

Microsoft ha sondato l’acquisizione di Cursor, specializzata nella generazione automatica di codice, ma si è ritirata per timori regolatori legati alla sovrapposizione con GitHub Copilot. Ora i colloqui più avanzati riguardano l’acquisizione di Inception, startup fondata a metà 2024 da un team della Stanford University e specializata in modelli IA che generano testo tramite diffusione (la stessa tecnica usata per le immagini IA), elaborando più token simultaneamente invece che in sequenza.

Il risultato è una velocità di inferenza superiore, anche se la scalabilità verso modelli da decine di miliardi di parametri resta una questione aperta. Il fondo M12 di Microsoft ha già partecipato al seed round da 50 milioni di dollari a fine 2025 e Inception starebbe ora cercando una valutazione superiore al miliardo, con una banca incaricata di gestire il processo.

Il mercato intanto continua a macinare numeri inarrestabili. I ricercatori AI di alto profilo negoziano pacchetti compensativi nell’ordine delle decine di milioni, le valutazioni delle startup si gonfiano a ritmi difficilmente sostenibili nel lungo periodo e la competizione per le acquisizioni coinvolge ormai tutti i grandi player oltre a Microsoft (SpaceX, Google, Amazon).