Nelle scorse ore, Apple ha annunciato che John Ternus, attuale senior vice president of hardware engineering, diventerà CEO dell’azienda a partire dal 1° settembre ed entrerà contemporaneamente nel CdA, succedendo a Tim Cook dopo quasi quindici anni di gestione. Cook assumerà il ruolo di executive chairman, mentre Arthur Levinson (finora nonexecutive chairman) diventerà lead independent director. È la prima successione alla guida di Apple dal 2011, quando Cook prese il posto di Steve Jobs poco prima della sua scomparsa. Ternus diventa così l’ottavo CEO nella storia dell’azienda.

Cinquant’anni, ingegnere meccanico formatosi all’Università della Pennsylvania, Ternus ha trascorso praticamente tutta la sua carriera professionale all’interno di Apple. È entrato in azienda nel 2001, dopo una breve esperienza come ingegnere meccanico presso Virtual Research Systems, e da allora ha scalato la gerarchia interna con una progressione costante. Dal team di product design alla vice presidency of hardware engineering nel 2013, fino alla senior vice presidency che ricopre attualmente, Ternus ha presieduto allo sviluppo hardware di quasi ogni prodotto rilevante della lineup Apple tra iPhone, iPad, Mac, Apple Watch, AirPods e Vision Pro.

La sua ascesa era considerata da tempo la più probabile tra i candidati interni, tanto che negli ultimi mesi il New York Times e Bloomberg gli avevano dedicato profili approfonditi nell’ambito delle speculazioni sulla successione. Ora che la transizione è ufficiale, Ternus si trova a guidare un’azienda con una capitalizzazione di mercato intorno ai 4.000 miliardi di dollari, una cifra cresciuta di oltre venti volte durante il mandato di Cook.

Tim Cook John Ternus

John Ternus e Tim Cook. Crediti: Apple

Nonostante questa solidissima posizione finanziaria, Tim Cook lascia l’incarico di CEO di Apple con alcune questioni aperte che il suo successore dovrà affrontare senza poter rimandare. La prima e più urgente è l’intelligenza artificiale. Apple è infatti rimasta indietro rispetto ai principali concorrenti nel segmento AI e le critiche, mosse da investitori e osservatori tecnici, si sono intensificate dopo il rinvio dell’aggiornamento di Siri annunciato l’anno scorso.

A dicembre Apple ha cambiato la leadership AI, sostituendo il precedente responsabile con un veterano di Google. La mossa più significativa, però, è l’annuncio di una versione aggiornata di Siri basata su Gemini, scelta che solleva domande strategiche di lungo periodo sulla dipendenza da tecnologia esterna in un’area considerata sempre più centrale per il futuro del settore.

Il secondo fronte riguarda la supply chain, che Cook aveva costruito e ottimizzato nel corso di decenni ma che oggi deve fare i conti con tensioni geopolitiche, dazi dell’amministrazione Trump sulle importazioni dall’Asia e una crisi strutturale nella disponibilità di chip di memoria legata alla domanda esplosiva per l’AI.

Il terzo, meno immediato ma non meno rilevante, è quello del design. Da quando Jony Ive ha lasciato Apple nel 2019, per poi approdare a OpenAI in un’acquisizione da 6,4 miliardi di dollari, l’azienda non ha più una figura di riferimento con lo stesso peso creativo nel definire l’estetica e l’identità dei suoi prodotti fisici. Per un CEO che viene dall’ingegneria hardware, questo vuoto potrebbe rivelarsi la sfida più difficile da colmare.