ReeVo rilancia il canale con Synergy e fa della sovranità digitale il suo messaggio strategico

Indice dell'articolo
- Synergy: due percorsi, una logica partner-first
- Stato del gruppo: 70 milioni di ricavi, con l’obiettivo di triplicare al 2030
- Sovranità digitale: non è questione di residenza, ma di libertà
- Cloud + cybersecurity integrati: il posizionamento contro gli hyperscaler
- Espansione europea: modello federativo con eccellenze locali
- AI: poca domanda di infrastruttura, molto interesse per la governance
A margine del ReeVolution Partner Day di Milano, ReeVo ha lanciato Synergy, il nuovo programma partner che ridisegna il modello di canale con due percorsi distinti per MSP e system integrator. L’evento è stato anche l’occasione per un aggiornamento sulla traiettoria del gruppo: circa 70 milioni di euro di ricavi consolidati, crescita organica del 25% annuo e un obiettivo ambizioso di triplicare le dimensioni entro il 2030, con la sovranità digitale europea come cardine della proposta di valore.
Synergy: due percorsi, una logica partner-first
Il nuovo programma struttura la collaborazione con il canale su due modalità: ReeVo One, rivolta ai partner che operano con logiche da MSP, che hanno bisogno di servizi standardizzati, marketplace self service e modello di ricavi ricorrenti, e ReeVo Value, pensata per chi realizza progetti complessi e soluzioni personalizzate ad alto valore. I due percorsi non sono esclusivi: i partner possono adottarli entrambi in funzione delle opportunità di mercato e dell’evoluzione del proprio business.
L’impostazione è volutamente flessibile e senza fee di ingresso. “Vogliamo dare ai partner la libertà di costruire il proprio percorso, evolvere nel tempo e cogliere ogni opportunità, passando in modo naturale tra business ricorrente e progetti a valore”, commenta Carmelo Pesce, Head of Channel Italy & Spain di ReeVo.
Il programma prevede deal registration, supporto alla prevendita, fondi di co-marketing e un sistema di formazione sia online che in presenza. ReeVo conta oggi oltre 400 Business Partner attivi, di cui circa 350 sul territorio italiano.

Salvatore Giannetto, co-CEO di ReeVo
Un aspetto del programma risponde a una criticità emersa più volte: la distribuzione delle responsabilità progettuali. “In passato era spesso poco chiaro se la responsabilità del delivery fosse in capo al partner o a ReeVo. Oggi il programma prevede due scenari: se un partner vuole investire e certificarsi per gestire autonomamente la progettazione, lo supportiamo in quel percorso; se invece preferisce delegare a noi la componente di delivery, lo facciamo per suo conto”, ha spiegato Salvatore Giannetto, co-CEO di ReeVo.
Stato del gruppo: 70 milioni di ricavi, con l’obiettivo di triplicare al 2030
ReeVo ha lasciato la borsa a fine 2023 per accelerare la crescita con il supporto di White Bridge, una holding di partecipazione con un’esperienza consolidata in acquisizioni nel settore tecnologico. Da allora il ritmo è stato sostenuto: nel 2024 il gruppo ha acquisito ITNet e SIGHUP in Italia e una società in Francia, aprendo due nuove cloud region. All’inizio del 2026 sono seguite due nuove acquisizioni, una in Spagna e Security Lab a Lugano.

Antonio Giannetto, co-CEO di ReeVo
I ricavi consolidati del gruppo si attestano oggi intorno ai 70 milioni di euro, con una crescita organica del 25% annuo. L’obiettivo dichiarato è triplicare le dimensioni entro il 2030. “La crescita organica è quella che aspiriamo a mantenere come driver principale. Le acquisizioni accelerano il percorso, ma non lo sostituiscono”, ha detto Antonio Giannetto, co-CEO di ReeVo. In termini di mix geografico, oggi circa il 20% dei ricavi proviene dall’estero; l’obiettivo è portare quella quota al 40%.
Sovranità digitale: non è questione di residenza, ma di libertà
Il tema della sovranità digitale ha attraversato l’intera conferenza stampa. La posizione di ReeVo va oltre la localizzazione geografica dei dati. “La sovranità digitale è legata alla gestione del rischio. Il rischio non è solo avere i dati in Italia: è potersi spostare, poter scegliere. Se non puoi farlo, non hai la governance, non stai gestendo nulla”, ha commentato Antonio Giannetto.
La sovranità digitale è legata alla gestione del rischio. Il rischio non è solo avere i dati in Italia: è potersi spostare, poter scegliere.
L’argomento ha acquisito urgenza concreta con i mutamenti geopolitici degli ultimi anni. Come ha ricordato Salvatore Giannetto, la questione non riguarda più solo dove risiedono i dati, ma chi ne detiene la governance effettiva: “Siamo in una situazione in cui diverse aziende vogliono rimpatriare infrastrutture che avevano spostato su cloud americani. Sulla pubblica amministrazione questa cosa è esponenziale: non è solo una volontà, ma un obbligo”.
Per il mercato privato il discorso è più articolato. Il “trasloco” è complesso, soprattutto per le corporate che hanno già migrato ambienti estesi. La domanda che ReeVo vede emergere è quella di un cloud privato dedicato – definito scherzosamente “una piccola ReeVo tutta per sé” – come punto di atterraggio intermedio tra il ritorno all’on-premise e il cloud pubblico condiviso. Anche i costi degli hyperscaler, spesso difficili da prevedere, stanno accelerando questa riflessione.
Cloud + cybersecurity integrati: il posizionamento contro gli hyperscaler
Il differenziatore centrale di ReeVo rispetto agli hyperscaler e ai provider infrastrutturali puri è l’integrazione nativa di cloud e cybersecurity. “Se il cliente perde un dato, è un problema nostro. Non è pensabile erogare una virtual machine senza farne il backup, senza protezione SOC. Per noi quelle componenti sono la base, non un optional”, ha sottolineato Salvatore Giannetto.
Il modello prevede quindi di fornire un’infrastruttura cloud con componenti di data protection, backup con immutabilità del dato e cybersecurity integrate. Chi cerca solo l’infrastruttura nuda non è il cliente target. In modo apparentemente paradossale, ReeVo vende già oggi servizi di cyber security a clienti che hanno acquistato la sola infrastruttura su AWS, Azure o Google, a dimostrazione che il mercato sta maturando verso la ricerca di soluzioni di questo tipo.
Sul fronte competitivo, Antonio Giannetto ha identificato il vero ostacolo non nei concorrenti ma nell’inerzia decisionale: “Quando i clienti decidono di fare qualcosa e ci invitano a mostrare quello che possiamo fare, sappiamo essere competitivi. Il vero competitor è il non fare niente”.
Espansione europea: modello federativo con eccellenze locali
La strategia di internazionalizzazione si basa su un modello che ReeVo definisce “federativo in un contesto di autonomia locale”: in ogni paese viene costituita una legal entity locale con personale, data center e certificazioni nazionali. Non una vendita centralizzata transfrontaliera, ma con una presenza operativa strutturata e che, in qualche caso, continua a operare con il marchio locale se necessario. In Svizzera, per esempio, il gruppo opera ancora con il brand Security Lab; in Francia e Spagna già sotto brand ReeVo.
Ogni acquisizione può portare con sé un centro di eccellenza che viene poi esteso a tutto il gruppo. La società svizzera ha rafforzato le competenze in Governance, Risk & Compliance; quella spagnola ha portato una piattaforma di Cyber Threat Intelligence già certificata dall’autorità nazionale e commercializzata anche in America Latina. “Non è solo dall’Italia che arrivano le competenze: in ogni paese c’è una componente di eccellenza che trasferiamo a tutto il gruppo”, commenta Antonio Giannetto.
Germania e paesi nordici sono nel radar, ma non nell’immediato. La priorità è consolidare i mercati già aperti prima di aggiungere nuovi fronti: “La complessità non è lineare: gestire quattro paesi contemporaneamente non è il doppio più difficile che farlo con due. Lo è molto di più”, ha ammesso Antonio Giannetto.
AI: poca domanda di infrastruttura, molto interesse per la governance
Alla domanda sulla effettiva domanda di AI privata o sovrana, la risposta dei co-CEO è stata netta: è ancora molto limitata. Le aziende non sanno cosa fare di un’infrastruttura GPU dedicata perché non hanno ancora maturato un bisogno applicativo preciso. “Le aziende oggi non vogliono l’infrastruttura AI: vogliono lo strato applicativo. E quello strato oggi non hanno ancora deciso come gestirlo”, ha sintetizzato Salvatore Giannetto.
Le aziende oggi non vogliono l’infrastruttura AI: vogliono lo strato applicativo.
Dove ReeVo vede invece richiesta concreta è nell’integrazione e nella governance degli agenti AI: supporto alla configurazione di server MCP, gestione sicura dell’accesso ai dati da parte degli agenti, abilitazione di architetture in cui i modelli operano sui dati aziendali senza che questi escano dal perimetro controllato. Un posizionamento coerente con il resto della proposta: non infrastruttura in sé, ma la capacità di renderla sicura e governabile.