Intel e AMD, rincari del 15%: dopo RAM e SSD, l’inflazione dei chip arriva alle CPU
Chi stava aspettando il momento giusto per aggiornare il processore, farebbe bene a riconsiderare i propri tempi. Secondo quanto riportato da Nikkei Asia, Intel e AMD hanno già comunicato ai propri clienti l’imminenza di rincari su tutta la linea CPU, con aumenti medi compresi tra il 10% e il 15% e qualche modello destinato a superare anche questa soglia. Gli aumenti sono già scattati e i tempi di consegna, che fino a poco fa si aggiravano su una o due settimane, si sono dilatati fino a otto-dodici settimane nella media, con casi estremi che toccano i sei mesi.
La causa è strutturale e risiede nella stessa dinamica che negli ultimi mesi ha fatto lievitare i prezzi di RAM, SSD e GPU. Le grandi aziende tecnologiche continuano ad acquistare processori per server a ritmi senza precedenti, alimentate dalla domanda di infrastrutture per l’AI e l’inferenza su larga scala. Intel e AMD rispondono razionalmente alla cosa più sensata dal punto di vista finanziario, ovvero spostare capacità produttiva verso i chip da datacenter (più redditizi) a scapito delle CPU consumer.
Un dirigente di un’azienda produttrice di PC gaming ha dichiarato a Nikkei Asia che nel secondo trimestre 2026 la disponibilità di CPU per il mercato PC sarà sensibilmente inferiore a quella del primo. Jose Liao, general manager di Asus per la divisione sistemi, ha confermato la tendenza: “Il divario tra domanda e offerta si sta allargando e continuerà a farlo”, con i chip x86 indicati come i più esposti.
La tempistica è particolarmente scomoda per chi ha seguito da vicino l’evoluzione del mercato nelle ultime settimane. Intel aveva appena lanciato la serie Arrow Lake refresh (i Core Ultra 270K Plus e 250K Plus), con prezzi aggressivi e prestazioni gaming di primo piano. AMD aveva risposto con tagli su alcuni modelli Ryzen, tra cui il 9600X sceso intorno ai 180 dollari poco prima del lancio dei nuovi Arrow Lake. Queste mosse competitive, pensate per erodere quote di mercato reciproche, rischiano ora di essere vanificate da una pressione inflazionistica che non dipende dalla rivalità tra i due produttori, ma da forze esterne a entrambi.
Va poi considerato che la capacità produttiva di Intel e AMD non si scala in settimane. Costruire o riconvertire impianti richiede infatti mesi, se non anni e finché la domanda AI non rallenterà, le priorità produttive resteranno orientate verso il segmento enterprise. Le stime attuali indicano che la capacità produttiva globale copre solo il 65-75% della domanda effettiva di CPU ad alte prestazioni nel primo trimestre 2026, con i segmenti mid-to-high desktop tra i più colpiti.
Per i costruttori di PC consumer e workstation, il problema principale è che trovare le CPU nei canali distributivi sta diventando difficile quanto pagarle. Alcune fonti citate da Nikkei descrivono situazioni in cui “i soldi non bastano a trovare la merce”, un’espressione che riporta alla memoria i momenti peggiori della crisi dei semiconduttori del 2021-2022, anche se la portata attuale sembra ancora contenuta rispetto a quei picchi.
Nel frattempo, i segnali di stabilizzazione che si erano intravisti a inizio anno sembrano destinati a restare sullo sfondo. La convergenza di shortage su CPU, GPU e memoria nello stesso arco temporale rappresenta infatti un’ulteriore complicazione per chiunque voglia assemblare o acquistare un sistema completo nei prossimi mesi.

