Per finanziare l’IA, Meta (Facebook) pianifica di licenziare il 20% dei lavoratori

La trasformazione dell’industria tecnologica sotto la spinta dell’IA continua a produrre effetti profondi anche sul piano organizzativo. Secondo indiscrezioni riportate da Reuters, Meta starebbe valutando un piano di riduzione del personale che potrebbe arrivare fino al 20% della forza lavoro globale, con lo scopo di riequilibrare i costi legati agli enormi investimenti destinati allo sviluppo dell’infrastruttura AI e preparare l’azienda a una maggiore automazione delle attività interne.
Le fonti citate dal report parlano di un progetto ancora in fase preliminare. Il numero definitivo dei dipendenti coinvolti non sarebbe stato stabilito e non esisterebbe al momento una tempistica ufficiale per l’eventuale implementazione dei tagli. Tuttavia, i dirigenti senior avrebbero già informato alcuni responsabili interni della necessità di valutare come e dove applicare le possibili riduzioni. L’azienda non ha confermato direttamente le indiscrezioni, limitandosi a definire il report come una ricostruzione speculativa basata su scenari teorici.
Se la riduzione dovesse effettivamente raggiungere la soglia del 20%, si tratterebbe dell’intervento più significativo sul personale dai tempi del cosiddetto “anno dell’efficienza” avviato tra il 2022 e il 2023. In quella fase, Meta avviò una profonda ristrutturazione interna eliminando oltre 11.000 posti di lavoro in una prima ondata (13% del personale) e successivamente altri 10.000 ruoli nel giro di pochi mesi.
Il possibile nuovo ciclo di tagli si inserisce in un momento in cui il gruppo guidato da Mark Zuckerberg sta intensificando gli sforzi per rafforzare la propria posizione nel settore dell’intelligenza artificiale, dove la competizione con realtà come Google e OpenAI è diventata sempre più serrata. Negli ultimi mesi, Meta ha investito massicciamente nel reclutamento di ricercatori e ingegneri specializzati, offrendo compensi multimilionari per attrarre alcuni dei talenti più richiesti del settore.
L’azienda ha inoltre annunciato un ambizioso piano infrastrutturale che prevede investimenti fino a 600 miliardi di dollari entro il 2028 per la costruzione di nuovi data center destinati a sostenere i carichi di lavoro dell’AI generativa e dei futuri sistemi di superintelligenza. A questa strategia si affianca una serie di acquisizioni mirate, tra cui quelle della piattaforma social dedicata agli agenti AI Moltbook e della startup di agentic AI Manus, con lo scopo di aumentare la produttività attraverso l’automazione basata su modelli avanzati.
Meta non sarebbe comunque un caso isolato. Anche altre grandi aziende tecnologiche stanno esplorando modelli organizzativi sempre più automatizzati. All’inizio dell’anno Amazon ha annunciato circa 16.000 tagli, mentre Block ha ridotto drasticamente la propria forza lavoro, con il CEO Jack Dorsey che ha apertamente dichiarato l’intenzione di sostituire molte funzioni con strumenti di intelligenza artificiale.
Nel caso di Meta, la pressione competitiva nel campo dell’AI si accompagna anche a qualche difficoltà tecnologica. I modelli della famiglia Llama hanno ricevuto critiche per prestazioni considerate inferiori alle aspettative, portando l’azienda a rinviare il rilascio di una versione più avanzata nota come Behemoth. Il nuovo team dedicato alla superintelligenza starebbe ora lavorando a un ulteriore modello sperimentale chiamato Avocado, destinato a rappresentare la prossima evoluzione della strategia AI del gruppo.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

