La ricerca sulle interfacce cervello-computer sta entrando in una nuova fase di maturità tecnologica. L’autorità regolatoria cinese per i dispositivi medici (National Medical Products Administration), ha annunciato l’approvazione commerciale di un sistema di brain-computer interface (BCI) progettato per aiutare i pazienti paralizzati a recuperare parte delle funzioni motorie della mano. Si tratta della prima autorizzazione al mondo per un dispositivo di questo tipo destinato alla vendita e all’impiego clinico su scala più ampia.

Il sistema è stato sviluppato dalla società Borui Kang Medical Technology e rappresenta uno dei progetti più avanzati nel campo delle tecnologie neurali applicate alla riabilitazione motoria. L’obiettivo della piattaforma è ristabilire un canale di comunicazione tra il cervello e dispositivi esterni capaci di tradurre i segnali neurali in movimenti fisici, offrendo nuove prospettive terapeutiche a persone affette da diverse forme di paralisi.

Il dispositivo è stato progettato in particolare per pazienti con tetraplegia derivante da lesioni del midollo spinale nella regione cervicale. In questi casi, la trasmissione dei segnali nervosi dal cervello agli arti risulta compromessa o completamente interrotta. Il sistema BCI interviene interpretando direttamente l’attività neurale e trasformandola in comandi che controllano un guanto robotico, permettendo al paziente di recuperare la capacità di afferrare oggetti o eseguire movimenti di presa.

Dal punto di vista tecnologico, il prodotto appartiene alla categoria delle interfacce cerebrali invasive. Ciò significa che gli elettrodi vengono impiantati direttamente all’interno del cranio per captare segnali neurali con maggiore precisione rispetto alle soluzioni non invasive basate su sensori esterni. Nel caso specifico, l’impianto utilizza una tecnica extraduale minimamente invasiva, che consente di posizionare gli elettrodi senza penetrare nel tessuto cerebrale. Il sistema integra inoltre un modulo di trasmissione wireless che invia i dati neurali ai dispositivi di elaborazione esterni.

interfaccia cervello-computer

L’approvazione rientra in una strategia più ampia del governo cinese volta a promuovere lo sviluppo delle tecnologie neuro-digitali. Nel recente piano quinquennale nazionale, il settore delle interfacce cervello-computer è stato classificato come “industria del futuro”, una definizione che evidenzia l’importanza strategica attribuita a questo ambito di ricerca sia dal punto di vista medico, sia da quello industriale.

Secondo diversi esperti del settore, la Cina potrebbe vedere applicazioni pratiche delle BCI nella sanità pubblica entro un orizzonte di tre o cinque anni, man mano che i dispositivi diventeranno più affidabili e accessibili. L’obiettivo è anche ridurre il divario tecnologico con startup statunitensi impegnate nello stesso campo, tra cui Neuralink di Elon Musk.

Il dispositivo approvato non sarà destinato a tutti i pazienti con paralisi, ma a una popolazione clinica ben definita. I candidati devono infatti avere un’età compresa tra 18 e 60 anni e presentare una lesione cervicale del midollo spinale diagnosticata da almeno dodici mesi. Inoltre, è richiesto che la condizione clinica sia stabile da almeno sei mesi dopo il trattamento standard e che il paziente abbia perso la capacità di afferrare con le mani, pur mantenendo una certa funzionalità nella parte superiore del braccio.

I dati raccolti durante le sperimentazioni cliniche hanno mostrato miglioramenti significativi nella capacità di presa della mano tra i partecipanti allo studio. Secondo l’autorità regolatoria, questi progressi si traducono in benefici concreti nella vita quotidiana dei pazienti, permettendo una maggiore autonomia nelle attività di base e contribuendo in modo sostanziale al miglioramento della qualità della vita.