I nuovi Macbook Air e Pro con M5 raddoppiano la memoria, ma il prezzo si alza

Dopo aver annunciato l’iPhone 17e, Apple ha svelato anche la nuova generazione di MacBook Air e Pro, accompagnandola con aumenti di prezzo che hanno fatto sobbalzare anche gli utenti più fedeli del brand. I nuovi MacBook Pro equipaggiati con i SoC M5 Pro e Max, che arrivano dopo quelli con M5 lanciati lo scorso anno, partono infatti da 2599 euro per il modello da quattordici pollici e da 3099 euro per quello da 16”, con un incremento di prezzi significativo rispetto alla precedente generazione M4. Anche i MacBook Air non sono stati risparmiati, con il modello da 13” che parte ora 1249 euro e quello da 15” che raggiunge la quota di partenza di 1549 euro.
La giustificazione ufficiale rimanda alla carenza globale di memorie DRAM e NAND flash, fenomeno che l’industria attribuisce direttamente all’esplosione della domanda legata all’intelligenza artificiale. I prezzi delle memorie sono infatti schizzati verso l’alto negli ultimi mesi, creando pressioni su tutta la catena produttiva dell’elettronica di consumo.
Per rendere più digeribili gli aumenti, Apple ha raddoppiato le capacità di archiviazione di base. I MacBook Pro con M5 Pro arrivano ora con un TB di memoria flash, mentre le varianti Max partono da due TB; anche i MacBook Air beneficiano del raddoppio, passando direttamente a 512 GB di default. Questa mossa permette ad Apple di sostenere che, a parità di configurazione, i nuovi MacBook M5 costano sostanzialmente quanto i precedenti M4 comparabili.
Tuttavia, i conti non tornano completamente. Considerando infatti che le memorie flash NAND sono attualmente quotate a circa 20 centesimi di dollaro per GB, aggiungere 512 gigabyte di storage non dovrebbe costare ad Apple i duecento dollari extra richiesti ai clienti. La strategia sembra piuttosto quella di compensare l’effettivo aumento dei costi della RAM mantenendo margini di profitto elevati, pur offrendo ai consumatori la percezione di ottenere maggior valore.
Prezzi a parte, l’aspetto più interessante di questi modelli risiede nell’architettura dei nuovi processori. Per la prima volta nella serie M destinata ai portatili consumer, Apple ha infatti adottato un design eterogeneo multi-die che separa fisicamente l’unità di calcolo dalla sezione grafica. Nel caso dell’M5 Max, la CPU può arrivare fino a diciotto core, mentre la GPU raggiunge il picco di 40 unità di elaborazione grafica.
Apple aveva già sperimentato architetture multi-chip con l’M1 Ultra, ma quella soluzione utilizzava die identici affiancati. L’approccio M5 rappresenta un’evoluzione significativa verso la specializzazione dei componenti. La configurazione dei core CPU abbandona parzialmente la tradizionale suddivisione tra unità ad alte prestazioni ed efficienti. Apple introduce ora i “super core” come nucleo più veloce su tutti i chip M5, mentre le varianti Pro e Max aggiungono un core prestazionale completamente nuovo, ottimizzato specificamente per carichi di lavoro multi-thread.
Entrambe le versioni possono montare fino a sei super core affiancati da dodici core prestazionali. Questi ultimi non sono semplicemente i vecchi core efficienti rinominati, ma rappresentano varianti dei super core calibrate per gestire operazioni parallele complesse. I MacBook con chip M5 standard mantengono invece quattro super core e sei core efficienti, in una configurazione più adatta all’uso quotidiano leggero.
Sul fronte grafico, oltre all’aumento dei core, l’aspetto più rilevante riguarda l’integrazione di acceleratori neurali direttamente nelle GPU. Questa aggiunta promette guadagni sostanziali nelle operazioni di moltiplicazione matriciale fondamentali per l’intelligenza artificiale. Apple enfatizza particolarmente questi miglioramenti, sostenendo che le configurazioni top di gamma risultano fino a 3,8 volte più veloci nella generazione di immagini e quattro volte superiori nell’elaborazione dei prompt degli LLM rispetto alla generazione precedente.
La banda passante della memoria cresce inoltre del 12%, attestandosi a 307 GB al secondo per l’M5 Pro e 614 per il Max, elemento critico per la generazione di token nei modelli linguistici. Per applicazioni non legate all’intelligenza artificiale, Apple dichiara incrementi prestazionali più contenuti ma significativi: 1,4 volte più veloce nel rendering con Maxon Redshift e 1,6 volte superiore nei videogiochi con ray tracing attivo, come dimostrato dai benchmark su Cyberpunk 2077.
Per il resto, i nuovi MacBook Pro mantengono il design introdotto nel 2021, con display Liquid Retina capaci di raggiungere 1.600 nit di luminosità in HDR. La connettività include tre porte Thunderbolt 5, HDMI full-size e lettore SD, mentre l’autonomia dichiarata sale fino a 24 ore, anche se le prestazioni reali dipenderanno pesantemente dall’utilizzo.



