Secondo le ultime proiezioni di Gartner, nel corso del 2026 le spedizioni globali di PC caleranno di oltre il 10%, mentre quelle degli smartphone segneranno un arretramento di circa l’8%. Una flessione considerevole non dovuta a una crisi di domanda nel senso tradizionale del termine ma un problema strutturale che abbiamo già affrontato diverse volte. I grandi hyperscaler che gestiscono l’infrastruttura cloud e i modelli di intelligenza artificiale su scala planetaria stanno assorbendo quantità enormi di DRAM e NAND flash, sottraendole di fatto al mercato consumer.

Il risultato è che alcuni segmenti delle memorie hanno già raddoppiato o quadruplicato il proprio prezzo rispetto all’anno scorso. Gartner stima un ulteriore aumento del 130% entro fine 2026, una traiettoria che rende sostanzialmente impossibile produrre e vendere PC al di sotto dei 500 dollari a prezzi accettabili per il consumatore finale.

Secondo Ranjit Atwal, research director dell’azienda di analisi, i vendor perdono la capacità di offrire macchine entry-level perché, anche qualora decidessero di scaricare i costi sull’acquirente, quest’ultimo semplicemente non comprerebbe. La fascia price-sensitive del mercato, che storicamente è anche la più ampia in termini di volumi, rischia così di subire un contraccolpo enorme.

La questione si intreccia in modo peculiare con la narrativa degli AI PC, sistemi dotati di unità di elaborazione neurale (NPU) pensati per accelerare i task di intelligenza artificiale direttamente sul dispositivo. Questi prodotti erano stati presentati come il catalizzatore di una nuova fase espansiva del mercato, capace di trascinare il settore fuori dalla stagnazione post-pandemia.

Non sta affatto andando così. Il costo della memoria necessaria per far funzionare adeguatamente questi PC (Microsoft impone un minimo di 16 GB per i Copilot+ PC, mentre Gartner raccomanda almeno 32 GB in contesti enterprise) li mantiene stabilmente nel segmento premium, lontano da quella democratizzazione di massa che era stata promessa. Di fronte a questa situazione, Atwal prevede che gli AI PC non supereranno il 50% del mercato prima del 2028, il che significa che, quasi per inerzia economica, i sistemi privi di NPU sopravvivranno più a lungo del previsto.

HP ha reso pubblici dati che danno concretezza a queste proiezioni, sostenendo che la DRAM rappresenta oggi il 35% del costo di costruzione di un PC, rispetto al 15-18% del trimestre precedente. Una progressione così rapida non ha precedenti nell’arco di un singolo ciclo contabile. Sempre HP dichiara che il 35% dei PC che vende oggi sono AI PC: una quota significativa ma ben lontana dalla quasi totalità che ci si aspettava a questo punto del percorso.

windows 11 AI PC

Sul fronte degli smartphone la dinamica è simile, seppur con alcune sfumature diverse. I produttori di device premium dispongono di margini più ampi e possono assorbire parte del rincaro senza trasferirlo integralmente sul prezzo al pubblico. I produttori di fascia bassa, invece, si trovano in una posizione molto più fragile a causa della memoria e dello storage che incidono su una quota proporzionalmente maggiore del loro costo di produzione (e ogni punto percentuale di aumento erode margini già ridottissimi). L’effetto atteso è uno schiacciamento verso il centro, per il quale chi cercava uno smartphone economico si ritroverà davanti a prezzi più alti e dovrà scegliere se spendere di più o rimandare l’acquisto.

Visto che si riduce la varietà dell’offerta, questa dinamica ha una conseguenza sistemica che va oltre i singoli mercati verticali. Atwal parla esplicitamente di perdita di scelta per il consumatore finale e il punto è tutt’altro che banale. La diversità di prezzo nei mercati tecnologici ha storicamente svolto una funzione inclusiva, consentendo l’accesso alla tecnologia a fasce di reddito che non potevano permettersi i prodotti di punta. Quella funzione è oggi sotto pressione.

A rendere la situazione particolarmente insidiosa è la natura stessa di questa crisi. Nei cicli tradizionali, l’aumento dei prezzi della memoria era seguito da un’espansione della capacità produttiva, che nel giro di qualche trimestre riequilibrava il mercato. Questa volta invece il motore della domanda, rappresentato dall’addestramento e dall’inferenza di modelli AI su scala industriale, non accenna a rallentare e difficilmente rallenterà nel breve periodo.

Gartner stima che la carenza potrebbe protrarsi fino alla fine del 2027, il che significa che chiunque stia valutando un aggiornamento del proprio hardware farebbe bene ad anticipare la decisione, perché i prezzi non torneranno ai livelli precedenti in tempi brevi. Le aziende, dal canto loro, sembrano già aver recepito il messaggio, tanto che Gartner prevede un allungamento del ciclo di vita dei dispositivi del 15% in ambito corporate e del 20% nel segmento consumer.

Sempre sul versante smartphone, secondo IDC quest’anno le spedizioni dovrebbero diminuire del 12,9% fino a raggiungere 1,12 miliardi di unità. Si prevede inoltre che il prezzo medio di vendita degli smartphone aumenterà del 14% raggiungendo il record di 523 dollari, mentre una modesta ripresa del 2% è prevista nel 2027 e sarà seguita da un rimbalzo del 5,2% nel 2028, anche se difficilmente il mercato tornerà in soli due anni alle normali condizioni precedenti. Il segmento degli smartphone sotto i 100 dollari, che rappresenta 171 milioni di dispositivi, diventerà infine “permanentemente antieconomico” anche dopo la stabilizzazione dei prezzi della memoria entro la metà del 2027.