Il provider tedesco Hetzner, tra i principali operatori europei nel segmento Infrastructure as a Service, ha comunicato un aumento dei prezzi che, a partire dal 1° aprile, potrà raggiungere il 50%. Il rincaro riguarda sia i clienti esistenti, sia i nuovi ordini nei data center in Germania, Finlandia, Stati Uniti e Singapore. Una decisione che incide direttamente sull’ecosistema di sviluppatori e PMI che negli anni hanno scelto Hetzner per il suo posizionamento orientato al rapporto prezzo/prestazioni.

Nella nota ufficiale, l’azienda parla di “drastici aumenti dei prezzi in vari ambiti del settore IT”, sottolineando come i costi per l’acquisto di nuovo hardware e per la gestione dell’infrastruttura siano cresciuti in modo significativo. Hetzner afferma di aver cercato di assorbire l’impatto il più a lungo possibile, ma di non riuscire più a compensare le tensioni operative.

Le tabelle aggiornate mostrano incrementi superiori al 30% per molte voci, con picchi del 50% su alcuni servizi. Per i clienti di dimensioni ridotte, che costruiscono margini sottili su istanze dedicate e storage a basso costo, l’impatto può risultare critico. Tra gli utenti di riferimento figurano realtà come MariaDB Foundation, Bitdefender e il progetto Yocto. La stessa MariaDB Foundation ha spiegato di beneficiare di sponsorizzazioni infrastrutturali, il cui valore è cresciuto in parallelo all’aumento dei costi sostenuti dal provider.

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Il contesto macroeconomico odierno è dominato dalla pressione generata dall’industria dell’intelligenza artificiale. La domanda di potenza computazionale ad alte prestazioni ha alterato gli equilibri della supply chain, con i grandi hyperscaler che assorbono quantità rilevanti di memoria ad alta larghezza di banda, NAND flash e acceleratori GPU, in particolare quelli di Nvidia. La conseguenza è che i produttori di semiconduttori privilegiano le linee a margine più elevato, riducendo la disponibilità di componenti per il mercato general purpose.

Le previsioni indicano un raddoppio dei prezzi di DRAM e NAND in questo trimestre, mentre alcune CPU server risultano difficili da reperire e almeno tre grandi produttori di hard disk hanno dichiarato di aver già allocato l’intera produzione annuale. In un simile scenario, operatori come Hetzner, che acquistano hardware, lo installano nei propri data center e rivendono capacità, vedono comprimersi rapidamente i margini.

Secondo Vlad Galabov di Omdia, l’incremento riflette la realtà brutale della catena di approvvigionamento, con un mercato cloud che si sta polarizzando in un sistema a due livelli. Da una parte ci sono i colossi come AWS, Microsoft e Google, capaci di negoziare contratti pluriennali direttamente con i vendor ammortizzando gli shock di prezzo. Dall’altra, i provider di seconda fascia, privi di potere contrattuale comparabile, sono costretti a trasferire gli aumenti sui clienti e non è un caso che anche OVHcloud abbia già annunciato ritocchi tariffari.

L’aumento dei costi infrastrutturali sembra insomma destinato a propagarsi e, per le aziende che basano il proprio modello su hosting economico e workload elastici, il 2026 potrebbe segnare una revisione strutturale dei budget IT e rendere sempre più fragile l’era del cloud a basso costo strutturale.