Il ciclo espansivo dell’infrastruttura AI sta producendo effetti collaterali tangibili lungo l’intera filiera hardware e non solo per quello che riguarda le memorie RAM. L’ultimo segnale arriva dal mercato degli hard disk meccanici, settore nel quale i principali produttori hanno già allocato l’intera capacità produttiva per l’anno in corso, con ordini vincolanti che si estendono fino al 2027 e, in alcuni casi, al 2028.

Durante le recenti conference call finanziarie, Seagate Technology e Western Digital hanno infatti confermato che l’output annuale è completamente prenotato. Western Digital ha parlato di ordini solidi da parte dei primi sette clienti globali e di accordi pluriennali già firmati, mentre Seagate ha precisato che la capacità destinata ai data center è integralmente allocata fino alla fine del 2026, con trattative già avviate per il primo semestre 2027.

Il terzo grande produttore globale, Toshiba, potrebbe trovarsi in una condizione analoga considerando la struttura concentrata del mercato HDD, dominato da tre player che condividono una supply chain altamente specializzata e difficilmente espandibile nel breve periodo.

Gli hard disk hanno perso centralità nel segmento consumer perché soppiantati dagli SSD nei PC desktop e laptop, ma nei data center restano competitivi per costo per terabyte e densità di archiviazione. Le roadmap tecnologiche lo dimostrano, considerando che Western Digital ha annunciato unità da 44 TB in consegna quest’anno e punta a 100 TB entro il 2029. Questa traiettoria rende l’HDD uno strumento chiave per workload che richiedono enormi volumi di storage a costi contenuti, come l’archiviazione cloud e, soprattutto, il training dei modelli AI.

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Il fattore determinante è proprio la domanda proveniente dagli hyperscaler, con i grandi operatori cloud stanno assorbendo praticamente tutta la produzione disponibile per alimentare data center ottimizzati per l’IA. Secondo Omdia, nel 2026 la spesa complessiva per server potrebbe raggiungere i 590 miliardi di dollari, mentre il capex globale per data center supererebbe la soglia del trilione. Una quota superiore al 70% della spesa server sarebbe attribuibile ai primi dieci cloud provider, ovvero Google, Amazon, Microsoft, Meta, Oracle, CoreWeave, ByteDance, xAI, Alibaba e Tencent.

Il quadro delineato implica una priorità quasi esclusiva assegnata ai grandi operatori AI/cloud, grazie a contratti a lungo termine e volumi prevedibili. Per i produttori di HDD, questa configurazione riduce l’incertezza e ottimizza la pianificazione industriale. Per il mercato enterprise tradizionale, invece, si prospetta un anno complesso, visto che server general purpose e sistemi storage standard potrebbero subire ritardi o rincari, con una revisione al ribasso delle previsioni di spesa nei segmenti non direttamente legati all’AI.

La tensione non riguarda soltanto i dischi meccanici. Come già accennato, la domanda AI sta infatti comprimendo anche la disponibilità di DRAM e NAND flash, componenti essenziali per SSD e moduli di memoria ad alte prestazioni. IDC evidenzia come la scarsità di silicio per memoria e CPU stia generando effetti interdipendenti lungo tutta la catena infrastrutturale, amplificati dai piani di investimento e dall’espansione immobiliare dei data center.

L’evoluzione delle GPU di nuova generazione accentua il fenomeno. Le architetture più avanzate richiedono infatti decine di terabyte di storage veloce per nodo, spesso sotto forma di SSD NVMe ad alte prestazioni. L’incremento dei prezzi e la limitata disponibilità di flash stanno spingendo alcune organizzazioni a rivalutare gli HDD come tier di capacità, favorendo configurazioni ibride in cui array flash ad alte prestazioni convivono con pool di dischi meccanici destinati a dati freddi o workload meno sensibili alla latenza.

Si delinea dunque un effetto di sostituzione parziale, per il quale la scarsità di SSD incentiva il ritorno dell’HDD in specifiche architetture, ma l’offerta di dischi è già saturata dagli hyperscaler. Il risultato è una pressione generalizzata su costi e tempi di approvvigionamento, che potrebbe ritardare progetti di refresh server nelle aziende medio-grandi.