Anthropic ha scelto di intervenire in modo esplicito sui propri termini legali per chiarire un divieto che, formalmente, esisteva già da tempo: l’utilizzo di harness di terze parti collegati agli account in abbonamento di Claude. L’aggiornamento, che quindi non introduce un principio nuovo, rafforza e uniforma la documentazione contrattuale in un punto cruciale per la sostenibilità economica della piattaforma.

L’offerta commerciale di Anthropic ruota attorno alla famiglia di modelli Claude, tra cui versioni avanzate come Claude Opus 4.6. L’accesso avviene tramite diverse interfacce e strumenti proprietari: l’ambiente web Claude.ai, l’applicazione desktop e soprattutto Claude Code, concepito come un vero e proprio strato di orchestrazione per l’uso in ambito sviluppo.

Il concetto di harness merita una precisazione tecnica. Un modello linguistico, preso nella sua forma più pura, opera secondo una logica stateless a singolo turno (prompt in ingresso, output in uscita). Per trasformare questa interazione minimale in un prodotto utilizzabile in contesti produttivi, occorrono memoria di sessione, gestione multi-turno, accesso a tool esterni, orchestrazione dei flussi dati e controllo iterativo. Gli harness svolgono proprio questa funzione di wrapper, integrando il modello con terminali, ambienti di sviluppo, sistemi di versionamento e pipeline operative.

Accanto agli strumenti proprietari, il mercato ha visto proliferare soluzioni indipendenti come OpenAI Codex, Google Antigravity, Manus, OpenCode, Cursor e Pi. Questi strumenti costruiscono un’esperienza utente più fluida rispetto all’uso diretto delle API, diventando potenziali intermediari tra produttore del modello e utente finale.

Ed è qui emerge il nodo strategico. I produttori di modelli di frontiera investono capitali enormi nell’addestramento e nell’infrastruttura, ma se poi l’esperienza utente viene di fatto controllata da soggetti terzi che incapsulano il modello in interfacce più evolute, il rischio di disintermediazione è concreto. L’harness diventa così il punto di contatto primario con il cliente, mentre il modello sottostante rischia di trasformarsi in una commodity.

Claude Opus 4.5

Anthropic ha cercato di mitigare questa dinamica attraverso un modello di pricing ibrido. Gli abbonamenti Claude prevedono un costo mensile con limiti d’uso inclusi, risultando economicamente più vantaggiosi rispetto all’acquisto di token in modalità pay-as-you-go tramite API, con una logica che ricorda un buffet a consumo illimitato e calibrato su ipotesi di utilizzo medio. In termini economici, si tratta di una forma di sussidio incrociato, con la quale l’azienda accetta margini inferiori su utenti tipici per stabilizzare ricavi e fidelizzare la base clienti.

Alcuni utenti hanno però collegato account in abbonamento a harness di terze parti, sfruttando il costo fisso mensile per svolgere attività che, se effettuate tramite API key, avrebbero comportato una spesa superiore. Dal punto di vista di Anthropic, ciò altera le ipotesi di consumo su cui si fonda il pricing.

Le condizioni di servizio consumer vietavano già l’accesso automatizzato non autorizzato, salvo utilizzo tramite chiavi API ufficiali o permessi espliciti. Tuttavia, la presenza di clausole generali non ha impedito a diversi tool esterni di accettare credenziali Claude, inclusi token OAuth destinati agli account Free, Pro e Max. Il recente aggiornamento chiarisce in modo inequivocabile che l’autenticazione OAuth è destinata esclusivamente a Claude Code e all’interfaccia web proprietaria e ciò, di fatto, taglia fuori strumenti come MoltBot/ClawdBot/OpenClaw.

L’azienda ha motivato la stretta anche con ragioni operative, sottolineando che harness esterni che “simulano” il comportamento di Claude Code generano pattern di traffico anomali e privi della telemetria interna prevista dagli strumenti ufficiali. In caso di superamento dei rate limit o sospensione degli account, l’assenza di dati diagnostici rende complesso fornire supporto tecnico adeguato. Il tema, dunque, non è solo economico ma anche di osservabilità e controllo dell’infrastruttura.

La decisione ha suscitato diverse reazioni nel settore. Esponenti di OpenAI hanno pubblicamente evidenziato un approccio differente, dichiarando compatibile l’uso delle sottoscrizioni di Codex con harness di terze parti, mentre alcune realtà hanno già adeguato il proprio codice come nel caso di OpenCode, che ha rimosso il supporto per chiavi Claude Pro e Max citando richieste legali di Anthropic.

(Immagine in apertura: Shutterstock)