L’Euro digitale avrà commissioni inferiori alle carte, ma più care del Bancomat

Il sistema europeo dei pagamenti digitali ha un problema strutturale che la Banca Centrale Europea non intende più ignorare. Quasi due terzi delle transazioni con carta nell’area euro sono gestite da operatori non europei e, in tredici Paesi membri, i pagamenti nei negozi dipendono interamente da circuiti internazionali come Visa e Mastercard. È da questa dipendenza, che Francoforte classifica ormai come rischio strategico, che nasce la spinta verso l’Euro digitale, il progetto più ambizioso che la BCE stia portando avanti.
Ieri, intervenendo davanti all’Associazione Bancaria Italiana a Roma, Piero Cipollone, membro del Comitato esecutivo della BCE e responsabile del progetto, ha dichiarato che l’obiettivo è essere pronti per una prima emissione nel 2029, a condizione che i colegislatori europei adottino il regolamento istitutivo dell’Euro digitale entro il 2026. Il Consiglio UE ha già espresso la propria posizione favorevole lo scorso dicembre, mentre il Parlamento Europeo si pronuncerà in via definitiva a maggio.
Se l’iter legislativo sarà rispettato, la fase pilota partirà nella seconda metà del 2027, durerà dodici mesi e coinvolgerà un numero limitato di prestatori di servizi di pagamento selezionati già dal primo trimestre del 2026.
Sul fronte delle banche, il timore che l’Euro digitale, essendo moneta emessa direttamente dalla banca centrale, possa erodere il ruolo degli intermediari tradizionali è comprensibile, ma secondo la BCE è mal posto. Il vero pericolo per le banche non arriva infatti dall’Euro digitale, ma dalle stablecoin e da soluzioni di pagamento private che potrebbero disintermediare completamente gli istituti, lasciandoli come semplice fonte di finanziamento e tagliandoli fuori dalla visibilità sui pagamenti dei propri clienti. L’Euro digitale, al contrario, è progettato per mantenere le banche come interfaccia primaria con gli utenti, garantendo loro commissioni e accesso ai dati sulle transazioni.
Altrettanto rilevante è la tutela dei circuiti di pagamento nazionali. Sistemi come il Bancomat italiano potrebbero sfruttare l’infrastruttura dell’Euro digitale per espandere la propria copertura all’intera area euro, mantenendo marchio, clientela e margini, grazie al meccanismo del co-badging che consente di integrare l’Euro digitale nelle soluzioni fisiche e digitali già esistenti.
La struttura tariffaria è pensata in modo che i circuiti nazionali (storicamente i meno costosi) non vengano cannibalizzati; il tetto alle commissioni per i merchant sull’Euro digitale sarà infatti inferiore a quello dei circuiti internazionali, ma superiore a quello dei circuiti domestici, preservandone così la competitività.
Per banche e commercianti, l’Eurosistema non addebiterà commissioni di circuito né costi di gestione infrastrutturale, generando risparmi che potranno essere redistribuiti lungo la catena. Un incentivo concreto che trasforma l’Euro digitale da minaccia percepita ad opportunità reale, soprattutto per quegli istituti che oggi devono cedere una quota significativa dei ricavi ai network americani solo per processare pagamenti dei propri clienti.
(Immagine in apertura: Shutterstock)

