Con un’operazione valutata vicino ai 2 miliardi di dollari, Apple ha confermato l’acquisizione di Q.ai, startup israeliana specializzata in intelligenza artificiale. Per dimensione, è uno dei deal più grandi mai firmati da Cupertino, secondo soltanto ai 3 miliardi spesi nel 2014 per Beats. Se però quest’ultima era un’acquisizione tangibile, fatta di brand, prodotto e presenza culturale, Q.ai è una scommessa “invisibile” sul futuro dell’interazione uomo-macchina.

Q.ai, fondata nel 2022 e rimasta volutamente sotto traccia, lavora su cosiddetto linguaggio non pronunciato, un’evoluzione naturale dell’AI applicata ai sensori. In concreto, significa usare machine learning, computer vision e analisi di segnali audio minimi per rilevare micro-movimenti facciali quasi impercettibili, variazioni della muscolatura e indizi acustici debolissimi, con l’obiettivo di inferire ciò che una persona intende dire prima ancora che lo dica.

Se l’idea sembra estrema, la logica industriale è molto Apple. Da anni l’azienda costruisce vantaggio competitivo sull’integrazione verticale tra hardware e software, sfruttando sensori, chip e modelli per creare esperienze che diventano abitudini. La differenza, qui, è che l’interfaccia non è più un touch, una voce o una tastiera, ma l’intenzione catturata attraverso segnali minimi.

Alcuni brevetti citati nei report suggeriscono che questa tecnologia potrebbe essere integrata in dispositivi indossabili come auricolari, smart glasses, visori o micro-accessori. In un contesto reale, la possibilità di impartire comandi in modo “privato” (in biblioteca, in ufficio, sui mezzi pubblici) è un valore pratico. Immaginare Siri che salta una traccia audio o legge un messaggio senza che l’utente apra bocca rende infatti immediatamente chiaro perché Apple sia disposta a pagare così tanto per una startup.

Johny Srouji, figura centrale nella strategia hardware Apple, ha definito Q.ai “un’azienda straordinaria” capace di aprire strade nuove nell’uso combinato di imaging e machine learning, con una tecnologia di base (aggiungiamo noi) che potrebbe diventare parte integrante della prossima generazione di dispositivi Apple.

vibe coding

Ed è qui che l’acquisizione di Q.ai assume un significato più ampio. Negli ultimi mesi, diverse critiche hanno sottolineato come Apple sia apparsa meno aggressiva dei concorrenti sul fronte della GenAI e degli assistenti conversazionali, arrivando persino a collaborare con Google per integrare funzionalità basate su Gemini. Q.ai suggerisce una correzione di rotta, in cui non si insegue più il chatbot più brillante, ma si cambia direttamente il paradigma dell’interazione.

C’è poi una sorta di ironia strategica. Mentre infatti il resto del settore spinge per rendere l’AI più “chiacchierona”, Apple investe per renderla più silenziosa, discreta e, in prospettiva, più inquietantemente intuitiva. A ben vedere, però, è un approccio coerente con il DNA dell’azienda: togliere attrito, ridurre gesti ed eliminare passaggi intermedi.

Parlando di dispositivi Apple, secondo Bloomberg si starebbe intensificando lo sviluppo di tre device indossabili con forte componente AI: smart glasses, AirPods potenziati e un AI pin in formato clip. Tutti e tre saranno pensati come estensioni dell’iPhone e dialogheranno con una versione più evoluta di Siri ancora in lavorazione.

Il filo conduttore è l’integrazione di fotocamere, così che l’AI possa “vedere” l’ambiente e rispondere a domande contestuali su ciò che circonda l’utente. Gli occhiali smart, in particolare, dovrebbero competere direttamente con i Meta Ray-Ban e puntano a un lancio nel 2027, con produzione che potrebbe partire già a dicembre 2026. Apple starebbe lavorando su un sistema a doppia camera: una ad alta risoluzione per foto e video e una seconda dedicata alla comprensione della scena, capace di misurare distanze in modo simile al LiDAR.

Gli occhiali non avrebbero display nelle lenti e sarebbero controllati soprattutto via voce. Tra le funzioni spiccano chiamate, musica, navigazione avanzata, lettura di testo fisico e promemoria contestuali. L’AI pin, invece, sarebbe ancora in fase embrionale e potrebbe anche essere cancellato, sebbene l’ipotesi sia un debutto nel 2027 come accessorio iPhone con camera sempre attiva e microfono.