Il mercato italiano dell’AI fa +50% e supera 1,8 mld. Ma non è la GenAi la fetta più grande

Indice dell'articolo
- Il divario tra grandi imprese e PMI resta profondo
- L’esplosione delle licenze GenAI e il fenomeno dello shadow AI
- Governance e compliance: un cantiere ancora aperto
- L’ecosistema dell’offerta: 1.010 aziende e 135 startup
- L’impatto sul mercato del lavoro italiano
- Le sfide per il 2026: equilibrio tra aspettative e realtà
Il mercato italiano dell’intelligenza artificiale ha raggiunto nel 2025 il valore di 1,8 miliardi di euro, registrando una crescita del 50% rispetto all’anno precedente. È quanto emerge dalla ricerca presentata dall’Osservatorio Artificial Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, che traccia un quadro articolato di un settore in piena accelerazione ma ancora segnato da profondi divari dimensionali e criticità nel reperimento delle competenze.
L’esplosione della Generative AI rappresenta il principale motore di crescita, ma non rappresenta ancora la maggioranza delle applicazioni: il 46% del valore di mercato deriva da soluzioni esclusivamente basate su GenAI o da progetti ibridi che combinano algoritmi generativi e machine learning tradizionale. Il restante 54% continua a essere generato da progettualità che ricadono prevalentemente nel machine learning classico, a dimostrazione che l’intelligenza artificiale è ormai un fenomeno stratificato e maturo.
La distribuzione per classi di soluzioni evidenzia come i sistemi conversazionali e di analisi dei testi rappresentino la quota maggiore del mercato (39%), spinti in particolare dall’applicazione della GenAI su knowledge base aziendali come manuali, normative e documentazione di supporto. Seguono i sistemi di esplorazione dei dati, previsioni e ottimizzazione (30%), mentre cresce in modo marcato il segmento delle soluzioni per analisi e generazione di immagini, video e audio, che arriva a pesare il 16% del totale.

Il mercato italiano dell’Artificial Intelligence 2018-2025 e la distribuzione per classi di soluzione 2025
Campione 2025: 108 rispondenti / Fonte Osservatori Digital Innovation – Politecnico di Milano (www.osservatori.net)
Particolarmente interessante è l’evoluzione dei sistemi di process orchestration e agentic AI che, pur mantenendo una quota ancora marginale (4%), stanno subendo una profonda trasformazione interna: il 63% di queste soluzioni è ora basato su GenAI, con meccanismi di gestione del processo sempre più intelligenti che si avvicinano al concetto di agente autonomo.
Chiave di volta per questo segmento sarà il perfezionamento dei meccanismi di routing semantico, che applicano valutazioni meno rigide e più versatili alle logiche “if… then…” per l’esecuzione di processi aziendali, esponendosi però al rischio di errori e allucinazioni.
Il divario tra grandi imprese e PMI resta profondo
Se il mercato cresce, l’adozione dell’AI nelle organizzazioni italiane rivela un quadro a due velocità. Nel 2025, il 71% delle grandi imprese ha avviato almeno una progettualità AI, con un incremento significativo rispetto al 59% del 2024. Tra queste, l’84% sta sperimentando algoritmi generativi. Tuttavia, solo una grande impresa su cinque può vantare una reale pervasività dell’AI in diverse funzioni aziendali.
Il dato diventa drammatico se si guarda alle piccole e medie imprese: solo il 15% delle medie imprese e appena il 7% delle piccole hanno avviato progetti AI. Emerge quindi un digital divide non solo tecnologico, ma soprattutto manageriale e di maturità del patrimonio informativo, che rischia di penalizzare strutturalmente il tessuto produttivo italiano.
I casi d’uso più diffusi nelle grandi organizzazioni riguardano chatbot conversazionali addestrati sulla knowledge base aziendale, impiegati per supporto clienti e assistenza agli operatori, insieme a soluzioni di intelligent document processing. Le funzioni aziendali più coinvolte sono ICT, customer service, business development e production & operations.
L’esplosione delle licenze GenAI e il fenomeno dello shadow AI
Il 2025 ha visto un vero boom nell’acquisto di licenze di strumenti di Generative AI: l’84% delle grandi aziende ha sottoscritto almeno una licenza, con un incremento del 31% rispetto al 2024. Anche nelle PMI, seppur su livelli molto più bassi, si registra un 9% di utilizzo di strumenti a pagamento e un ulteriore 9% di strumenti gratuiti.
Tuttavia, emerge un dato preoccupante: solo il 19% degli utilizzatori dichiara di fare uso esclusivo di strumenti aziendali, lasciando presupporre fenomeni consistenti di shadow AI, ovvero l’utilizzo non autorizzato di strumenti esterni che sfuggono al controllo dell’organizzazione. Per contenere questi rischi, quattro grandi realtà su dieci hanno definito linee guida di utilizzo dell’AI e il 24% vieta esplicitamente l’utilizzo di strumenti non forniti dall’organizzazione.
Governance e compliance: un cantiere ancora aperto
La multidisciplinarietà del tema AI e i possibili impatti negativi di un suo utilizzo indiscriminato stanno spingendo le organizzazioni verso una maggiore strutturazione della governance. Solo il 9% delle aziende dichiara di avere una governance strutturata dell’AI, con responsabilità ben delineate e allineamento delle iniziative con i principi etici e gli obiettivi aziendali. Un più consistente 54% si sta muovendo in questa direzione.
Per quanto riguarda gli adempimenti previsti dall’AI Act, oltre la metà delle aziende ha avviato iniziative di alfabetizzazione, ma solo il 15% ha in corso un progetto strutturato di adeguamento alla normativa, già integrato con altre regolamentazioni applicabili come quella sulla protezione dei dati.
L’ecosistema dell’offerta: 1.010 aziende e 135 startup
L’Osservatorio ha censito 1.010 aziende che offrono soluzioni e servizi di intelligenza artificiale in Italia, attive principalmente nel Nord Italia. Nel 93% dei casi si tratta di micro aziende o PMI. A queste si aggiungono 135 startup finanziate negli ultimi cinque anni, con finanziamenti in crescita seppur ancora contenuti rispetto ad altri mercati europei.
L’ecosistema startup italiano propone principalmente soluzioni verticali per singole industry, in particolare healthcare e fintech, o per funzioni aziendali specifiche come customer service e sales. La presenza di player specializzati in settori verticali evidenzia una capacità di innovazione settoriale, ma anche una frammentazione che potrebbe limitare la scalabilità internazionale.
L’impatto sul mercato del lavoro italiano
L’intelligenza artificiale sta già trasformando il mercato del lavoro italiano in modo significativo. Nel 2025, circa 44.000 posizioni su 3,2 milioni complessive richiedono competenze AI, con una crescita del 93% rispetto all’anno precedente. Le più impattate sono le professioni impiegatizie e ad alta qualificazione: il 76% degli annunci per queste figure richiede anche competenze AI.
Particolarmente significativa è la penetrazione dell’AI anche nei ruoli apicali: il 27% degli annunci per Chief Human Resources Officer e il 12% di quelli per Chief Marketing Officer includono competenze AI. La domanda si concentra su competenze avanzate e in rapida evoluzione, come Generative AI e AI Agent, che registrano tassi di crescita estremamente elevati.
Le sfide per il 2026: equilibrio tra aspettative e realtà
Nella presentazione della ricerca, i responsabili scientifici Alessandro Perego e Stefano Tubaro hanno sottolineato come il 2025 consegni al nuovo anno almeno tre sfide cruciali. La prima è trovare un equilibrio tra aspettative elevatissime, spesso alimentate da una comunicazione aggressiva e semplicistica, e i benefici reali che emergono solo attraverso percorsi di implementazione progressivi e personalizzati.
La seconda sfida, specifica per l’Italia, riguarda la fine delle risorse del PNRR che hanno sostenuto negli scorsi anni programmi di ricerca fondazionale e formazione. L’assenza di un piano strategico di finanziamento continuativo allo sviluppo dell’AI rischia di vanificare i progressi registrati negli indicatori di sviluppo del Paese.
La terza sfida, di portata globale, è rappresentata dai crescenti dubbi sulla sostenibilità finanziaria degli enormi investimenti e dai timori legati alla fiducia e al patto sociale, con prospettive che spaziano dalla disinformazione alla sorveglianza sistematica, fino all’espulsione massiccia di persone dal mercato del lavoro.
“Definire le regole del gioco per l’impiego e il controllo dell’AI è oggi la sfida più importante, che impone a tutta la società civile un ingaggio e una partecipazione senza precedenti“, concludono i responsabili della ricerca.