Lo storage FlashSystem di IBM si autogestisce con l’IA

IBM ha annunciato la nuova generazione di IBM FlashSystem, definendola come il primo passo concreto verso uno storage realmente autonomo e co-gestito da agentic AI. L’obiettivo di IBM è trasformare l’infrastruttura storage da semplice fondazione tecnica a layer di intelligence sempre attivo, capace di ottimizzare prestazioni e costi, rafforzare la sicurezza e ridurre drasticamente l’intervento umano. Questo anche grazie all’introduzione di agenti AI autonomi, che potenzierebbe le capacità già presenti in FlashSystem arrivando ad abbattere fino al 90% del lavoro manuale tipicamente richiesto per gestione, diagnostica e operazioni quotidiane.
Il nuovo portfolio si articola su tre elementi principali:
- Lancio simultaneo dei sistemi IBM FlashSystem 5600, 7600 e 9600, progettati per coprire esigenze differenti dal midrange al mission-critical. IBM parla di un miglioramento fino al 40% nell’efficienza dei dati rispetto alla generazione precedente, con impatti diretti su capacità effettiva e prestazioni
- FlashSystem.ai, una suite di servizi intelligenti che introduce funzioni avanzate per monitorare, diagnosticare e risolvere problemi lungo l’intero percorso dei dati
- FlashCore Module di quinta generazione, un drive all-flash progettato per integrare data reduction, analytics e soprattutto rilevamento ransomware in tempo reale tramite accelerazione hardware, mantenendo latenza bassa anche su sistemi scalati
La spinta verso l’agentic AI arriva in un momento in cui molte aziende stanno inserendo flussi di lavoro AI in produzione, con un impatto crescente su infrastruttura e operations. IBM cita un dato del proprio IBM IBV, secondo cui il 76% dei dirigenti dichiara che la propria organizzazione sta sviluppando, eseguendo o scalando proof-of-concept che automatizzano workflow intelligenti tramite agenti AI autosufficienti.
Parallelamente, i team IT continuano a gestire una crescita accelerata dei dati, minacce informatiche più sofisticate e obblighi di conformità sempre più complessi. In questo contesto, IBM posiziona FlashSystem come risposta alla richiesta di uno storage che sia meno “da amministrare” e più capace di agire.
Secondo Sam Werner, GM di IBM Storage, lo storage diventa un livello di intelligence sempre disponibile, dove agenti AI ottimizzano prestazioni, sicurezza e costi senza richiedere intervento umano continuo. È un cambio di paradigma che prova a spostare FlashSystem dal ruolo di piattaforma infrastrutturale a quello di partner operativo per workload cloud, enterprise e AI.
Sul piano hardware, i tre nuovi modelli si distinguono per densità, scalabilità e target.
- FlashSystem 5600 è pensato per organizzazioni che vogliono capacità di classe enterprise in un formato estremamente compatto. IBM dichiara fino a 2,5 petabyte effettivi in 1U e fino a 2,6 milioni di IOPS, una combinazione utile per ambienti con vincoli di spazio come edge, sedi remote e data center di piccole dimensioni
- FlashSystem 7600 sale di categoria con fino a 7,2 petabyte effettivi in 2U e fino a 4,3 milioni di IOPS, posizionandosi come piattaforma per virtualizzazione su larga scala, analytics e consolidamento di workload
- FlashSystem 9600 è invece il sistema orientato ai carichi mission-critical, con un massimo di 11,8 petabyte effettivi in 2U e fino a 6,3 milioni di IOPS, con casi d’uso che includono core banking, ERP e applicazioni AI ad alta intensità
Passando invece a FlashSystem.ai, IBM lo descrive come un set di servizi dati basati su AI con operazioni self-service pensate per automatizzare attività ripetitive e soggette a errore. La piattaforma sfrutta un modello addestrato su decine di miliardi di punti dati derivati da telemetria avanzata e anni di dati operativi reali, con la capacità di prendere migliaia di decisioni automatizzate al giorno.
L’elemento distintivo dell’agentic AI, in questo contesto, è la velocità di adattamento. IBM sostiene infatti che il sistema possa apprendere il comportamento applicativo in poche ore, suggerendo miglioramenti, spiegando il ragionamento e integrando feedback degli amministratori. Sui modelli più recenti, inoltre, l’operational reasoning “spiegabile” consentirebbe di dimezzare i tempi necessari per audit e documentazione della compliance.
Sul fronte sicurezza, il FlashCore Module di quinta generazione introduce una logica di protezione direttamente “a livello drive”. Con capacità fino a 105 TB per unità, IBM enfatizza l’analisi accelerata hardware su ogni singolo I/O, utile per rilevare anomalie e ransomware senza penalizzare le prestazioni. Il vendor parla di falsi positivi sotto l’1%, avvisi in meno di 60 secondi e azioni di ripristino autonome a livello hardware, posizionando FlashSystem come una piattaforma in cui resilienza e sicurezza sono funzioni integrate nella catena di elaborazione.
A completare il quadro, IBM richiama anche il supporto dei propri Technology Lifecycle Services basati su monitoraggio AI, Call Home automatizzato, controlli di integrità pre-code e gestione prioritaria dei casi critici, con l’obiettivo di prevenire downtime prima che si manifesti.


