In un periodo in cui l’IA ridefinisce il modo in cui l’informazione viene prodotta, distribuita e consumata, Microsoft sembra voler costruire un ponte tra due mondi spesso in tensione: quello dei creatori di contenuti e quello degli sviluppatori di sistemi basati su IA. Proprio con questi contorni si sta delineando il progetto Publisher Content Marketplace (PCM), un nuovo ecosistema pensato per gestire la compravendita di contenuti digitali destinati all’addestramento e al funzionamento di modelli intelligenti.

La proposta nasce in un contesto complesso. Negli ultimi anni, il conflitto tra piattaforme tecnologiche e case editrici si è infatti intensificato, alimentato dal tema spinoso del copyright e dell’utilizzo non autorizzato dei contenuti online. Molti editori denunciano una riduzione drastica del traffico web, causata dai sistemi di sintesi automatica tramite IA che, incorporando frammenti dei loro articoli, offrono agli utenti risposte immediate senza bisogno di accedere ai siti originali. Un colpo diretto alle entrate pubblicitarie e al modello di informazione aperta che ha dominato il web per oltre due decenni.

L’obiettivo del PCM è creare una struttura che permetta agli editori di scegliere come e quando concedere licenze per i propri materiali, definendo regole chiare sull’uso e una remunerazione proporzionata al valore generato.

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Dal punto di vista tecnico, il PCM si configura come una piattaforma di intermediazione che consente alle aziende che sviluppano prodotti IA di accedere a contenuti verificati e affidabili per la costruzione o l’affinamento dei loro modelli. La logica è quella dell’economic framework trasparente, in cui ogni attore ha una visione precisa di come il proprio contributo viene impiegato e valorizzato. Microsoft prevede anche strumenti di analisi e reportistica con i quali gli editori potranno monitorare in tempo reale l’utilizzo dei loro testi e comprendere in quali contesti questi generino maggiore valore.

L’importanza di questa iniziativa risiede nell’idea che la qualità del contenuto di partenza determini la qualità dell’intelligenza artificiale risultante. Se un assistente digitale deve suggerire un trattamento medico o spiegare le implicazioni di una norma finanziaria, la precisione della risposta dipende dalla solidità delle fonti. Microsoft punta così ad assicurarsi che la generazione automatica di testo poggi su dati accurati, verificabili e legittimamente concessi.

Nel pilot del progetto, Microsoft ha collaborato con alcune delle maggiori realtà editoriali statunitensi (tra cui The Associated Press, Condé Nast, Vox Media e Hearst Magazines) per definire i parametri iniziali di licenza, governance e remunerazione. Il sistema è concepito per includere sia grandi editori internazionali, sia realtà di nicchia e indipendenti, mantenendo la proprietà dei contenuti e l’autonomia editoriale.

Parallelamente a Microsoft, anche Amazon si sta muovendo in questa direzione con l’intenzione di lanciare un marketplace dove gli editori potranno vendere i propri contenuti ad aziende che offrono prodotti di intelligenza artificiale. La notizia, non confermata ufficialmente da Amazon, è stata riportata da The Information, secondo cui AWS ha diffuso internamente delle slide che menzionano un marketplace di contenuti unito a piattaforme IA proprietarie come Bedrock e Quick Suite.