La spesa europea per il cloud sovrano triplicherà in due anni: in ballo il 20% dei workload

Secondo le stime aggiornate di Gartner, la spesa europea per servizi di cloud sovrano è destinata a più che triplicare tra 2025 e 2027, spinta da un fattore che in passato veniva trattato come variabile remota: la geopolitica.
Gartner prevede che la spesa mondiale in cloud sovrano toccherà quota 80 miliardi di dollari nel 2026 (e supererà i 110 miliardi nel 2027), con un incremento del 35,6% rispetto al 2025. La crescita, però, non è distribuita in modo uniforme. Medio Oriente e Africa guidano con un +89%, l’Asia/Pacifico matura segue con +87%, mentre l’Europa si colloca a +83% e Stati Uniti e Cina crescono molto meno, rispettivamente +29% e +26%. Il motivo è presto detto: per chi infatti controlla già la filiera e i provider dominanti, la sovranità è un concetto meno urgente, mentre per chi dipende da infrastrutture esterne diventa una questione di rischio sistemico.
Dentro questa fotografia, l’Europa spicca per un motivo particolare. Cresce infatti da una base molto più alta rispetto ad altre regioni, con 6,9 miliardi di dollari nel 2025 contro gli 851 milioni dell’Asia/Pacifico matura. Questo significa che l’Europa sta ricalibrando una strategia cloud già avviata, con un cambio di priorità che coinvolge direttamente CIO, responsabili compliance, uffici legali e, sempre più spesso, i board aziendali.
Il detonatore più citato è il CLOUD Act statunitense del 2018, che consente alle autorità USA di richiedere dati a società americane indipendentemente da dove quei dati siano fisicamente conservati. È un punto tecnico-giuridico che, fino a qualche anno fa, rimaneva confinato a discussioni specialistiche ma che ora è diventato un argomento da piano industriale. E non tanto perché le aziende europee si aspettino un intervento immediato, quanto perché l’incertezza è diventata impossibile da gestire con le logiche tradizionali del procurement IT.
La tensione si è intensificata con il deterioramento dei rapporti commerciali e politici tra Europa e Stati Uniti, soprattutto dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Gartner, attraverso le parole dell’analista Rene Buest, descrive bene il clima attuale, dominato da un’incertezza che impedisce di pianificare. E quando l’incertezza riguarda l’accesso a infrastrutture digitali critiche, il problema diventa la continuità operativa.
Parlare oggi di cloud sovrano significa controllare governance, accesso, contratti, giurisdizione e, in ultima analisi, la dipendenza strategica da soggetti extra-UE. Buest lo sintetizza con una frase che suona bene o male così: se vuoi rendere competitivi i provider locali, devi invertire su di loro… e gli investimenti non mancano.
Il gruppo Schwarz, proprietario di Lidl, ha messo sul piatto 11 miliardi di euro per sviluppare STACKIT, il proprio cloud regionale. OVHcloud, in Francia, ha seguito una traiettoria simile, anche se il divario con i colossi americani resta enorme non solo in termini di capacità computazionale e footprint globale, ma soprattutto nella profondità dei servizi proprietari che, nel tempo, hanno creato lock-in tecnologico.
Il punto, però, è che molte aziende europee non stanno pianificando un esodo immediato dagli hyperscaler USA. Gartner osserva che la strategia più realistica, oggi, è spostare verso provider sovrani i nuovi workload e quelli ancora on-premise in fase di migrazione. Non è insomma una rivoluzione istantanea, ma una ricomposizione graduale del portafoglio cloud legata a un vincolo tecnico molto concreto come l’integrazione profonda con servizi proprietari, che va dalle piattaforme AI alle pipeline DevOps, dai database gestiti ai servizi di identità e sicurezza.
Nel frattempo, i provider statunitensi stanno rispondendo con una raffica di iniziative “sovrane”. Microsoft spinge l’EU Data Boundary e promette elaborazione in Europa, includendo la gestione in-country per le interazioni di Copilot in 15 Paesi. AWS ha reso disponibile il suo European Sovereign Cloud presentandolo come fisicamente e logicamente separato dalle altre region, mentre Google e Oracle hanno annunciato misure simili, con strutture di governance dedicate e società europee formalmente autonome.
Il problema, per molte aziende, è che queste soluzioni vengono percepite come sovranità “controllata” e non come sovranità piena, anche perché, come fa notare sempre Gartner, una società come AWS European Sovereign Cloud GmbH resta comunque una controllata al 100% di Amazon Inc. La catena di controllo non viene spezzata e quindi la dipendenza giuridica e strategica rimane.
(Immagine in apertura: Shutterstock)


