Il settore Technology in Italia entra nel 2026 con un segnale che a prima vista sembra incoraggiante, con oltre 6 aziende su 10 prevedono un aumento dell’organico nei prossimi dodici mesi. In un mercato del lavoro che negli ultimi anni ha alternato fasi di accelerazione e momenti più cauti, questa intenzione di crescita indica che la domanda di competenze digitali continua a restare alta. Il dato, però, non racconta tutta la storia, perché allo stesso tempo cresce anche il desiderio di mobilità: più di 5 dipendenti su 10 nel comparto si dichiarano infatti pronti a cambiare azienda entro un anno.

Questa combinazione di aziende che assumono e lavoratori pronti a spostarsi descrive un mercato sempre più dinamico, ma anche più fragile. Da un lato si aprono opportunità, dall’altro aumenta la pressione sulle imprese, che rischiano di investire in recruiting per poi perdere persone chiave a pochi mesi dall’ingresso o dopo un periodo di consolidamento. La fotografia emerge dalla Hays Salary Guide 2026, presentata da Hays Italia e basata su un campione di circa 1.300 intervistati tra colletti bianchi e aziende di diversi settori, con un approfondimento dedicato a quello Technology.

Il primo elemento che spiega la mobilità è la retribuzione. Nel settore Tech la RAL media annuale è di 50.730 euro, un valore inferiore alla media nazionale di 56.360 euro. È un dato che può sorprendere, soprattutto se si considera la narrativa comune secondo cui “nel digitale si guadagna di più”. In realtà, il mercato italiano è molto eterogeneo ed esistono nicchie molto ben retribuite e un’ampia fascia di ruoli tecnici che, pur richiedendo competenze elevate, restano compressi su livelli salariali che molti professionisti giudicano non adeguati.

La percezione lo conferma in modo netto, con 7 lavoratori su 10 che non considerano la propria retribuzione proporzionata alle responsabilità. Nel settore IT, la distanza tra mansioni e aspettative può diventare ampia, perché spesso le persone gestiscono progetti complessi, scadenze aggressive, responsabilità operative e, in alcuni casi, reperibilità implicita.

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Il report sottolinea inoltre che per aumentare la retribuzione, la strada più efficace resta cambiare azienda. Lo dichiara il 40% dei professionisti e questo dato, letto in chiave organizzativa, è un campanello d’allarme. Significa che molte aziende non riescono a costruire meccanismi interni capaci di premiare crescita, risultati e seniority con incrementi credibili. Il rischio è alimentare una cultura della mobilità come unica leva economica, con effetti diretti su continuità dei team, retention e qualità dei progetti.

Guardando al 2026, la mobilità nel settore Technology resta particolarmente elevata: il 54% dei lavoratori è disposto a cambiare, contro una media nazionale del 44%. Dieci punti percentuali di differenza sono la misura di un ambito lavorativo dove le opportunità esterne sono percepite come concrete e dove le competenze restano trasferibili. Se un profilo ha esperienza su cloud, sviluppo, data o cybersecurity, il mercato tende a offrire alternative in tempi brevi, soprattutto nelle aree più competitive.

A rendere più comprensibile questa propensione c’è il fatto che per oltre metà degli intervistati i percorsi di crescita interni risultano poco definiti. Nel 32% dei casi manca del tutto una struttura di promozione chiara, mentre nel 23% le promozioni avvengono ma con criteri non sempre trasparenti. In pratica, molte persone non vedono un percorso e quando non esiste una traiettoria leggibile, l’unica progressione possibile diventa quella esterna.

Sul piano delle retribuzioni, la Salary Guide evidenzia una crescita legata all’esperienza: circa 39.710 euro per profili con 2–5 anni, 55.820 euro tra 5 e 10 anni, fino a 70.320 euro oltre i 10 anni. È una progressione coerente, ma che evidenzia anche un potenziale problema di competitività nelle fasce iniziali e intermedie, dove la domanda è altissima e la retention più difficile.

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Accanto al tema economico, il report segnala un cambiamento nelle priorità. Nell’IT, il lavoro da remoto è il fattore più importante nella scelta di un’opportunità (55%). Subito dopo arriva il pacchetto di benefit (53%), mentre al terzo posto si trovano ruoli e progetti stimolanti (45%). Dal lato delle aziende, tra i benefit più diffusi emergono buoni pasto, lavoro flessibile, programmi di formazione interna e dotazioni tecnologiche per il lavoro mobile.

Il tema competenze completa il quadro. Il 49% dei professionisti IT riconosce di avere skill utili ma sente la necessità di aggiornarsi, percependo però poco supporto dal datore di lavoro, o un supporto limitato a piattaforme online. Le aziende, quasi all’unanimità, confermano di aver riscontrato skill gap negli ultimi dodici mesi e indicano come risposta formazione interna, workshop e strumenti digitali. Il punto critico è l’allineamento, dal momento che bisogni e risposte non sempre si incontrano in modo efficace.

Infine, nel settore IT l’adozione di IA è già avanzata, con il 67% che dichiara di usarla regolarmente sul lavoro contro una media nazionale del 52%. I vantaggi percepiti sono soprattutto supporto nell’analisi dei dati (62%), incremento di produttività ed efficienza (52%) e aiuto nella creatività e generazione di idee (36%). Il dato più rilevante, però, è la disponibilità a formarsi: l’88% infatti parteciperebbe volentieri a corsi o workshop dedicati all’IA, segno che la domanda di competenze è forte e immediata.

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