La recente notizia riportata dal Wall Street Journal secondo cui Nvidia ha sospeso i piani per un investimento fino a 100 miliardi di dollari in OpenAI, originariamente annunciati con grande clamore e considerati fondamentali per finanziare la costruzione di massa di infrastrutture di calcolo e per consolidare la leadership di OpenAI, ha scosso mercati e analisti. L’accordo di massima, pur essendo formalizzato come memorandum of understanding nel settembre 2025, non aveva natura vincolante e adesso, secondo fonti vicine alle due società, è fermo per revisioni che potrebbero ridimensionare drasticamente l’entità dell’impegno di Nvidia.

In termini tecnici, l’operazione Nvidia–OpenAI avrebbe dovuto combinare un enorme flusso di capitale con una fornitura di chip e data center avanzati necessari per l’addestramento e il deployment di modelli di IA di fascia alta. La portata dell’investimento stimata a 100 miliardi di dollari rappresentava un impegno senza precedenti, tale da richiedere una rivalutazione continua degli asset hardware di Nvidia, la pianificazione di decine di gigawatt di potenza di calcolo dedicata e un significativo aumento del rischio operativo per il produttore di chip.

Tuttavia, fonti interne alla società avrebbero espresso preoccupazioni per la disciplina strategica del modello di OpenAI e per la crescente competizione da parte di colossi come Google e Anthropic, elementi che avrebbero indotto Nvidia a riconsiderare termini e scala dell’investimento.

La mancata definizione dell’accordo, pur non avendo necessariamente compromesso l’intera partnership tra Nvidia e OpenAI, ha impresso una forte accelerazione alla ricerca di altri capitali da parte della società guidata da Sam Altman. È a questo punto che Amazon emerge come possibile protagonista grazie a una serie di negoziati che potrebbero portare il colosso e‑commerce e cloud a investire fino a 50 miliardi di dollari in OpenAI.

Crediti: Shutterstock

Crediti: Shutterstock

Le trattative, guidate dall’amministratore delegato Andy Jassy, sono ancora in una fase preliminare, ma se portate a termine segnerebbero un cambio di paradigma nella composizione degli investitori strategici di OpenAI, trasformando Amazon nel principale contributore del round attuale.

Analizzando questa possibile entrata in scena di Amazon, emerge una doppia dinamica interessante. Da una parte, l’espansione del colosso fondato da Jeff Bezos oltre il semplice ruolo di fornitore di infrastruttura cloud verso il ruolo di investitore diretto nei leader di mercato dell’IA, mentre dall’altra la volontà di Amazon di consolidare la propria posizione in un settore dove già detiene significative investiture tra cui circa 8 miliardi destinati a Anthropic, proprio uno dei principali concorrenti di OpenAI.

Dal punto di vista operativo, la partecipazione di Amazon potrebbe influenzare diverse dimensioni dell’ecosistema OpenAI. AWS, la piattaforma cloud di Amazon, è già un attore chiave nell’offerta di infrastrutture per l’IA con un business che coinvolge GPU di fornitori come Nvidia e altre tecnologie di calcolo; una partecipazione finanziaria diretta rafforzerebbe la posizione di AWS nel fornire servizi di training e inferenza per i modelli OpenAI.

La presenza di un investimento così significativo potrebbe anche portare a una maggiore integrazione delle tecnologie Amazon nei processi di sviluppo e distribuzione di OpenAI, con implicazioni su come le risorse cloud vengano allocate e su quali competenze tecnologiche vengano privilegiate.

Un’ulteriore dimensione da considerare riguarda il contesto competitivo. Mentre Alphabet, Microsoft e altri giganti della tecnologia continuano a investire massicciamente nell’IA, l’incertezza attorno all’investimento Nvidia e le trattative con Amazon riflettono un mercato in cui i piani iniziali possono rapidamente evolversi, con implicazioni profonde per la futura architettura finanziaria dell’intelligenza artificiale.

(Immagine in apertura: Shutterstock)