Elon Musk sta orchestrando manovre strategiche all’interno del suo impero imprenditoriale, con SpaceX al centro di discussioni avanzate per una fusione con xAI in vista di un IPO da record previsto entro il 2026. Questa unione vedrebbe le azioni di xAI scambiate con quelle di SpaceX, consolidando sotto un unico tetto i razzi spaziali, la costellazione Starlink, la piattaforma social X e il chatbot Grok, sviluppato proprio da xAI. L’operazione, rivelata da fonti interne e supportata da due nuove entità societarie create in Nevada il 21 gennaio (K2 Merger Sub Inc. e K2 Merger Sub 2 LLC), mira a potenziare la corsa di Musk contro colossi come Google, Meta e OpenAI

Parallelamente, emerge uno scenario alternativo in cui potrebbe avvenire una fusione tra SpaceX e Tesla, caldeggiata da alcuni investitori per allineare l’energia storage dell’azienda automobilistica con le ambizioni aerospaziali. Bloomberg conferma che SpaceX ha esplorato la fattibilità di questo legame, mentre Tesla ha da poco investito 2 miliardi di dollari in xAI (SpaceX ne aveva già promessi altrettanti lo scorso anno). Le azioni Tesla hanno reagito con un balzo in avanti del 3% dopo le indiscrezioni, riflettendo l’entusiasmo del mercato per un “dream team” che attirerebbe fondi infrastrutturali e investitori sovrani mediorientali.

Dietro queste trattative c’è la visione futuristica di Musk sui data center spaziali. A Davos la scorsa settimana, Musk ha dichiarato che entro due o tre anni l’IA computazionale più efficiente orbiterà intorno alla Terra, sfruttando l’energia solare illimitata e la bassa latenza di Starlink. xAI sta già costruendo Colossus, un supercomputer da 100.000 GPU Nvidia a Memphis per addestrare modelli Grok integrati nelle reti militari del Pentagono tramite un contratto da 200 milioni di dollari. Una fusione con SpaceX accelererebbe il lancio di queste infrastrutture orbitali, riducendo costi terrestri e dipendenze energetiche.

SpaceX Tesla

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Tecnicamente, l’integrazione SpaceX-xAI rivoluzionerebbe l’AI training. I satelliti Starlink offrirebbero infatti connettività globale per distribuzioni edge, mentre i razzi Falcon riutilizzabili abbasserebbero i costi di lancio di server hardware. Grok, con le sue capacità di reasoning avanzate, beneficerebbe di dati reali da X e telemetria spaziale, creando un feedback loop unico per modelli multimodali. Non stupisce quindi che il Dipartimento della Difesa USA, con la recente visita del Segretario Pete Hegseth allo Starbase, stia accelerando l’adozione di Grok per decisioni militari rapide.

Oggi, con xAI valutata 230 miliardi di dollari dopo un round da 20 miliardi e con SpaceX prossima al trilione di dollari, queste mosse preparano il terreno per un IPO che potrebbe ridefinire la capitalizzazione tech. Sotto il profilo regolatorio, operazioni di questa portata solleverebbero però interrogativi antitrust, specie con Musk come CEO multiplo e importanti legami governativi, senza contare che secondo Bloomberg sarebbero aperte tutte le opzioni, inclusa quella di una tripla fusione (xAI, Tesla e SpaceZ).

Queste dinamiche incarnano la filosofia “muskiana” di convergenza tecnologica, dove spazio, AI e mobilità elettrica si fondono per dominare il prossimo paradigma tecnologico globale. Già oggi SpaceX, fondata nel 2002, ha già rivoluzionato l’industria spaziale e satellitare (anche in ottica bellica si si guarda alla guerra tra Russia e Ucraina). xAI, nata per “comprendere l’universo”, scommette su Grok come arma contro i rivalli IA di Google, Anthropic e OpenAI ,mentre Tesla, grazie alla sua egemonia nel settore dei veicoli elettrici, porta in dote una scala finanziaria imponente.