La Cina ha concesso a DeepSeek l’autorizzazione per l’acquisto dei potenti chip IA H200 di Nvidia, pur vincolandola a condizioni regolatorie ancora in fase di definizione. Questa mossa arriva dopo le approvazioni simili fatte per giganti come ByteDance, Alibaba e Tencent, che insieme mirano a oltre 400.000 unità di queste GPU essenziali per addestrare modelli AI di frontiera.

DeepSeek, balzata agli onori delle cronache lo scorso anno con modelli generativi low-cost competitivi rispetto a OpenAI, si prepara così a potenziare il suo ecosistema computazionale, inclusa l’imminente release del modello V4 a metà febbraio, focalizzato su capacità di coding avanzate.

In un contesto di restrizioni USA sulle esportazioni hi-tech, l’H200 rappresenta il chip IA più performante di Nvidia disponibile per il mercato cinese, superiore all’H800 adattato in precedenza. Pechino mantiene il controllo finale sulle importazioni, nonostante l’approvazione americana iniziale concessa dall’amministrazione Trump all’inizio del mese, che esclude però entità legate all’esercito cinese.

Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha minimizzato la notizia durante una conferenza a Taipei, affermando di non aver ricevuto conferme ufficiali e che la Cina stia ancora perfezionando le licenze necessarie. Tale dinamismo riflette la fame insaziabile di hardware avanzato da parte delle aziende cinesi, spinte a colmare il gap tecnologico nonostante i dazi e i blocchi occidentali.

Le implicazioni geopolitiche si intrecciano con accuse gravi mosse da un alto funzionario USA. Il rappresentante repubblicano John Moolenaar, presidente del Comitato Selezionato della Camera sulla Cina, ha infatti rivelato in una lettera al Segretario al Commercio che Nvidia ha fornito assistenza tecnica cruciale a DeepSeek per ottimizzare i suoi modelli IA.

DeepSeek Nvidia H200

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Documenti interni di Nvidia, ottenuti dal comitato, mostrano come ingegneri dell’azienda abbiano contribuito a migliorare l’efficienza di training, riducendo le “GPU hours” necessarie per DeepSeek-V3 a soli 2 milioni (una frazione rispetto agli standard USA per modelli frontier come quelli di Anthropic o Google). Questa collaborazione, datata 2024, avvenne quando DeepSeek era vista come partner commerciale legittimo, senza quindi indizi pubblici sul suo legame con l’esercito cinese.

Tale supporto ha generato modelli poi integrati in applicazioni militari del PLA (l’esercito popolare di liberazione cinese), sollevando preoccupazione a Washington per il potenziale trasferimento di know-how sensibile. Nvidia ha replicato con fermezza, dicendo che la Cina dispone di chip domestici in surplus per le sue forze armate e non ha necessità di tecnologia americana. Eppure, il Comitato accusa DeepSeek di instradare dati americani verso infrastrutture legate a compagnie militari designate dagli USA, amplificando i timori su una “fallimento di sicurezza” camuffato da innovazione.

Per un’azienda come DeepSeek che ha già dimostrato di addestrare modelli competitivi con risorse limitate, l’accesso a decine di migliaia di H200 potrebbe catalizzare balzi in avanti enormi in termini di efficienza energetica e scalabilità, sfidando il dominio USA sull’IA generativa. Contestualizzato nelle tensioni bilaterali, questo via libera cinese non solo rafforza quindi la sovranità tecnologica di Pechino, ma espone non poche crepe nelle politiche di contenimento americane, dove il commercio privato sfugge parzialmente ai controlli statali.

Di fronte al rischio che DeepSeek, fondata su un approccio efficientista, possa sfruttare i chip H200 di Nvidia per erodere ulteriormente i margini delle IA occidentali, Moolenaar sollecita restrizioni più stringenti inclusa una revisione delle licenze per partner cinesi, spinto dal timore che l’ottimizzazione hardware-software fornita da Nvidia tramite framework custom e design ottimizzati acceleri l’autonomia militare di Pechino.