L’accelerazione portentosa che sta vivendo l’intelligenza artificiale non si traduce automaticamente in benefici diffusi. Esiste infatti un divario sempre più marcato tra i Paesi che stanno imparando a sfruttare l’IA in modo avanzato e quelli che ne fanno un uso ancora superficiale. Se questa distanza continuerà ad ampliarsi, il rischio concreto è che solo un numero ristretto di nazioni consoliderà un vantaggio economico e tecnologico difficilmente colmabile, mentre altre rimarranno intrappolate in una spirale di ritardo strutturale.

Una nuova ricerca di OpenAI presentata nel report Ending the Capability Gap mette in evidenza quanto questo scarto sia già profondo. L’analisi mostra che l’utente avanzato medio utilizza capacità di ragionamento basate sull’IA fino a sette volte superiori rispetto a un utente standard. Non si tratta però di una questione di quantità di utilizzo, bensì di qualità: l’IA viene impiegata per attività complesse, articolate e ad alto valore, piuttosto che per semplici richieste o prompt elementari. È qui che si manifesta la vera differenza competitiva.

Il divario emerge con chiarezza anche a livello nazionale e non può essere spiegato esclusivamente dal reddito o dalle dimensioni dell’economia. In oltre 70 Paesi con elevati livelli di utilizzo di ChatGPT, le capacità di ragionamento per persona variano fino a un fattore tre. Grandi economie come Stati Uniti e India guidano la classifica per numero assoluto di utenti, mentre paesi più piccoli ma ad alto reddito, come Singapore e Paesi Bassi, spiccano per penetrazione nella popolazione.

OpenAI IA

Ciò che sorprende è che l’adozione avanzata dell’IA non è un’esclusiva dei Paesi più ricchi. Realtà come Vietnam e Pakistan figurano infatti tra i principali utilizzatori globali di strumenti agentici, con un impiego pro capite di funzioni evolute (dall’analisi dei dati ai connettori fino a Codex) superiore di oltre due volte rispetto a molti altri Paesi.

 

In termini concreti, questo significa che alcune nazioni stanno già utilizzando l’intelligenza artificiale per risolvere problemi complessi, ottimizzare processi e accelerare l’innovazione, indipendentemente dalle risorse economiche di partenza. Queste differenze si traducono in guadagni di produttività misurabili, nella capacità di sviluppare nuovi prodotti e servizi e in un miglioramento del tenore di vita. In questi casi, l’IA diventa così un moltiplicatore di capacità, capace di amplificare competenze esistenti e di compensare limiti strutturali.

È in questo contesto che è nata lo scorso anno OpenAI for Countries, un’iniziativa pensata per supportare governi e istituzioni nel passaggio da un utilizzo di base dell’IA a un’adozione più matura e strategica. L’obiettivo è portare i benefici dell’intelligenza artificiale a una platea più ampia, integrandola nei sistemi educativi, nei luoghi di lavoro e nei servizi pubblici. L’approccio è costruito su partnership che tengono conto delle priorità, delle esigenze e delle capacità locali, evitando modelli calati dall’alto e poco sostenibili.

Durante un evento congiunto con il World Economic Forum di Davos, è stata annunciata un’ulteriore espansione di questo programma a partire dal 2026. Le nuove iniziative si concentreranno su ambiti chiave come istruzione, sanità, formazione e certificazioni sulle competenze di IA, preparazione alle catastrofi, sicurezza informatica e acceleratori per start-up. In questo modo, i Paesi potranno scegliere come collaborare in base ai propri obiettivi strategici, trasformando le capacità tecnologiche in impatto reale.

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Un tassello centrale di questa evoluzione è rappresentato dal programma Education for Countries di OpenAI, che ha lo scopo di integrare l’IA nei percorsi di apprendimento in modo da rafforzare le competenze degli studenti e prepararli alle professioni del futuro, affiancando gli insegnanti con strumenti e formazione adeguati.

Il primo gruppo di partner del programma include Paesi e istituzioni molto diversi tra loro come Estonia, Emirati Arabi Uniti, Grecia, Giordania, Slovacchia, Kazakistan, Trinidad & Tobago e la CRUI italiana. La collaborazione con ministeri, università e centri di ricerca consentirà di combinare accesso a strumenti avanzati di IA, studi su larga scala sull’impatto dell’IA sull’apprendimento, programmi di formazione e certificazione per studenti e docenti, oltre alla creazione di una comunità globale impegnata a definire pratiche responsabili.