L’iniziativa Community-First AI Infrastructure appena lanciata da Microsoft segna una svolta nel modo in cui il colosso di Redmond immagina il proprio ruolo nella costruzione dei data center del futuro, che diventeranno sempre più dei punti di riferimento economico, ambientale e sociale nei territori che li ospitano. Soprattutto perché oggi l’IA rappresenta un’infrastruttura immateriale che nasce però da strutture fisiche imponenti, energivore e costose. Di qui la domanda cruciale: è possibile costruire l’infrastruttura IA senza scaricare il peso sulle comunità che la ospitano?

Microsoft tenta di rispondere attraverso un approccio multilivello. Il primo impegno riguarda la gestione dell’energia. L’azienda riconosce che i data center dedicati all’IA richiedono enormi quantità di elettricità e che l’espansione di questa rete non può gravare sui cittadini. Microsoft non vuole chiedere ai contribuenti di finanziare l’aumento dei costi energetici necessari per sostenere l’economia dell’AI, ma propone di pagare la propria parte, negoziando tariffe elettriche che riflettano i reali costi di costruzione e manutenzione dell’infrastruttura, senza quindi trasferire l’onere alle bollette domestiche.

Esperienze già operative in stati come il Wyoming e il Wisconsin dimostrano la praticabilità di questo modello, che include accordi con le utility locali per investire in nuova capacità di generazione e trasmissione, anziché sottrarre risorse da reti già sotto pressione.

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Anche l’innovazione profonda della gestione dell’energia e dell’efficienza operativa è importante. L’uso dell’IA non riguarda soltanto i servizi offerti ai clienti, ma anche la progettazione e l’evoluzione dei propri data center. Ottimizzare il flusso energetico, ridurre gli sprechi, studiare modelli predittivi di manutenzione delle reti e sperimentare soluzioni come il raffreddamento a liquido o l’uso di energia nucleare modulare è parte integrante della strategia. Al tempo stesso, Microsoft si impegna in un intenso lavoro di advocacy politica per agevolare la modernizzazione della rete elettrica, ridurre i tempi di autorizzazione e stimolare politiche a favore della sostenibilità energetica su scala nazionale.

Il secondo asse del progetto riguarda la risorsa idrica, tema che negli ultimi anni ha suscitato crescente preoccupazione nelle aree interessate dalla costruzione di data center. Microsoft promette non solo di ridurre il consumo d’acqua, ma di restituirne più di quanta ne utilizzi. La società sta adottando sistemi a circuito chiuso per il raffreddamento dei server, che riducono drasticamente la dipendenza dall’acqua potabile, e prevede una diminuzione del 40% dell’intensità di consumo idrico entro il 2030.

In regioni come Quincy, nello stato di Washington, l’azienda ha già finanziato impianti pubblici per il riciclo delle acque industriali, consentendo di preservare le falde locali. In Virginia, ha partecipato al finanziamento di infrastrutture idriche per oltre venticinque milioni di dollari, assicurando che i cittadini non sopportino i costi legati all’espansione tecnologica. Inoltre, i programmi di reintegro ambientale, che vanno dal ripristino di zone umide naturali al rilevamento e riparazione delle perdite nelle reti idriche, rappresentano un nuovo standard di compensazione ambientale, misurato in litri effettivamente restituiti al territorio.

Il terzo pilastro dell’iniziativa riguarda l’occupazione e la formazione professionale. L’installazione di un data center genera migliaia di posti di lavoro in fase di costruzione e centinaia in quella operativa, ma Microsoft intende assicurarsi che il beneficio ricada realmente sui residenti delle comunità locali. Attraverso un accordo con la North America’s Building Trades Unions, l’azienda finanzierà percorsi di apprendistato destinati ai lavoratori dell’edilizia, degli impianti e della manutenzione industriale.

Programmi come la Datacenter Academy, in collaborazione con college comunitari in Virginia, Wisconsin e altre regioni, offrono formazione diretta e l’accesso a carriere nel settore delle infrastrutture digitali. In un contesto nazionale segnato da carenza di manodopera specializzata, questo approccio mira a ricostruire un tessuto di competenze che coniughi istruzione tecnica e stabilità occupazionale.

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Non meno rilevante è l’impegno fiscale. Microsoft ha infatti scelto di non richiedere agevolazioni locali e di contribuire integralmente alle imposte fondiarie, rafforzando così i bilanci di scuole, ospedali e servizi civici. L’esperienza del comune di Quincy, dove la presenza dei data center ha triplicato le entrate fiscali in vent’anni e ridotto la povertà della popolazione quasi del 50%, è il modello che l’azienda intende replicare. Gli investimenti in infrastrutture digitali diventano così leva di riequilibrio territoriale e motore di rigenerazione urbana e sociale.

Infine, la compagnia lega il futuro dei data center alla crescita culturale e formativa delle comunità che li ospitano. Microsoft investirà in centri di apprendimento IA locali, promuovendo l’alfabetizzazione digitale attraverso biblioteche, scuole e università. In parallelo, rafforzerà la collaborazione con le organizzazioni non profit del territorio, sia tramite donazioni dirette e programmi di volontariato (con un contributo annuale fino a 15.000 dollari per dipendente), sia attraverso la creazione di figure di collegamento territoriale incaricate di gestire le relazioni con le istituzioni locali. L’obiettivo è far sì che i territori protagonisti dello sviluppo dell’infrastruttura IA diventino al tempo stesso beneficiari delle opportunità economiche e formative che essa genera.