Trump approva le esportazioni di Nvidia H200, ma la Cina blocca l’ingresso alla dogana

Dopo mesi di incertezze e retromarce, e sebbene non si tratti di una vera liberalizzazione, l’amministrazione Trump ha scelto una via di mezzo nella delicata questione dell’export di GPU per l’IA verso la Cina. Le aziende statunitensi potranno tornare a esportare i propri acceleratori IA solo a determinate condizioni, che il Dipartimento del Commercio ha descritto nel dettaglio con una nuova comunicazione ufficiale del Bureau of Industry and Security (BIS).
Dietro questa decisione si cela la complessa tensione tra sicurezza nazionale e leadership tecnologica, un equilibrio precario che da tempo guida le politiche statunitensi in materia di semiconduttori avanzati. Fino a pochi mesi fa, Nvidia e AMD erano soggette a un blocco pressoché totale sulle vendite dei loro prodotti di fascia alta, accusati di potenziare la capacità militare e d’intelligence di Pechino.
La misura aveva impedito alla prima di esportare il suo acceleratore H200, spingendo l’azienda a sviluppare una versione depotenziata, l’H20, pensata proprio per aggirare le limitazioni. Ma l’amministrazione americana aveva presto esteso il divieto anche a quest’ultimo modello, una decisione che secondo Nvidia sarebbe costata oltre 10 miliardi di dollari in vendite mancate.
L’attuale revisione normativa prevede un nuovo quadro regolatorio basato su quattro criteri essenziali. Per ottenere l’autorizzazione all’export, le aziende dovranno dimostrare che negli Stati Uniti esista una disponibilità adeguata del prodotto e che la produzione destinata alla Cina non sottragga capacità produttiva globale per chip più avanzati richiesti dal mercato domestico. Inoltre, i potenziali acquirenti dovranno superare rigorosi controlli di sicurezza e verifiche altrettanto stringenti, con ogni unità che sarà sottoposta a test indipendenti in suolo americano per certificare le prestazioni dichiarate.
A queste condizioni si aggiunge un vincolo quantitativo, visto che le spedizioni verso la Cina non potranno superare il 50% del totale destinato ai clienti statunitensi dello stesso modello di GPU. È un limite che consolida l’obiettivo politico della misura, che è quello di permettere un flusso controllato di esportazioni, ma al tempo stesso impedire che la Cina possa ricostruire rapidamente un’infrastruttura IA competitiva con quella americana. Inoltre, Nvidia e AMD dovranno fornire al BIS una mappatura dei loro utenti remoti provenienti o collegati a Paesi sotto sanzione o sorveglianza, tra cui Bielorussia, Cuba, Iran, Corea del Nord, Russia, Venezuela, Macau e la stessa Cina, per evitare triangolazioni o utilizzi impropri.
L’approccio “caso per caso” previsto dal Bureau riflette la volontà di mantenere un controllo stretto sulle esportazioni, senza soffocare del tutto le opportunità commerciali. Ufficialmente, la finalità resta quella di preservare il vantaggio strategico degli Stati Uniti nel campo dell’intelligenza artificiale o, in altre parole, consentire il commercio solo nella misura in cui esso non eroda la supremazia tecnologica americana, né comprometta la sicurezza nazionale.
Per Nvidia e AMD, la riapertura parziale rappresenta un’occasione di recupero, ma anche una sfida logistica e diplomatica. Gli acceleratori H200 e MI325X, entrambi lanciati nel 2024 e basati su architetture non di ultima generazione, potranno rientrare nel mercato cinese solo se i clienti rispettano ogni clausola imposta dal governo statunitense.
Resta però da capire quanto efficaci saranno queste restrizioni nel lungo periodo. La capacità dei colossi tecnologici cinesi di ottimizzare risorse limitate è ampiamente dimostrata. Realtà come Alibaba Cloud o DeepSeek hanno già trovato soluzioni software per aumentare il tasso di utilizzo delle GPU disponibili, ottenendo prestazioni paragonabili a sistemi meglio equipaggiati. Se questa tendenza dovesse consolidarsi, il vantaggio competitivo statunitense rischierebbe di ridursi, mentre la Cina potrebbe rafforzare la propria autonomia tecnologica sviluppando hardware locale sempre più vicino agli standard occidentali.
Per il momento, i mercati restano scettici. Le azioni di Nvidia e AMD non hanno registrato variazioni significative dopo la pubblicazione delle nuove regole, segno che gli investitori non prevedono impatti immediati sui ricavi. È probabile che i volumi restino bassi finché i processi di approvazione rimarranno complessi e i margini operativi incerti.
A ciò si somma la notizia riportata da Reuters secondo cui le autorità doganali cinesi hanno comunicato che i chip Nvidia H200 non sono autorizzati a entrare in Cina. Parallelamente, funzionari governativi hanno convocato diverse aziende tecnologiche cinesi, intimando loro di non acquistare questi chip se non in casi strettamente necessari. Il tono delle indicazioni è stato descritto come talmente rigido da configurare, di fatto, un divieto temporaneo, anche se non è chiaro se si tratti di una misura formale o transitoria.
Le motivazioni di Pechino restano ambigue. Non è infatti chiaro se l’obiettivo sia favorire lo sviluppo dei produttori cinesi di semiconduttori, valutare ulteriori restrizioni o utilizzare il tema come leva negoziale nei confronti di Washington. Secondo alcune indiscrezioni, Pechino sarebbe disposta a concedere deroghe limitate, ad esempio per progetti di ricerca e sviluppo in collaborazione con università, mentre alcuni analisti ritengono che la mossa cinese possa servire a fare pressione sugli Stati Uniti in vista della visita di Donald Trump a Pechino prevista per aprile.

