Gli Stati membri dell’Unione europea hanno concordato una posizione comune sul regolamento CSAM, finalizzato a prevenire e contrastare gli abusi sessuali sui minori online. L’iniziativa mira a imporre alle piattaforme digitali l’obbligo di rimuovere sistematicamente materiale pedopornografico e di collaborare con le autorità nazionali per bloccare o limitare l’accesso a contenuti illeciti.

Il testo normativo prevede la creazione di un nuovo organismo europeo, il Centro UE sugli abusi sessuali sui minori, che fungerà da punto di coordinamento tra Stati membri e piattaforme. Le autorità nazionali riceverebbero poteri significativi per obbligare le aziende a intervenire sui contenuti segnalati, ma la proposta ha suscitato immediatamente un acceso dibattito per il rischio di sorveglianza di massa. In particolare, la possibilità di analizzare messaggi privati per individuare contenuti illegali genera preoccupazioni circa la riservatezza delle comunicazioni e il mantenimento della crittografia end-to-end.

Il compromesso raggiunto, frutto di negoziati iniziati nel 2022 e che hanno visto il fallimento di diverse presidenze a rotazione (Ceca, Spagnola, Belga, Ungherese e Polacca), è stato facilitato dalla presidenza danese. Il punto centrale dell’accordo consiste nell’esclusione della scansione obbligatoria dei messaggi privati da parte delle autorità e nell’introduzione di regole specifiche per la gestione dei messaggi criptati end-to-end. Questa soluzione ha ricevuto l’approvazione delle principali aziende tecnologiche, che hanno accolto il testo come un compromesso accettabile, pur mantenendo la responsabilità sulle proprie piattaforme.

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Allo stesso tempo, organizzazioni come CCIA Europe hanno invitato alla cautela, sottolineando la necessità di trovare un equilibrio tra tutela dei minori e protezione della privacy degli utenti. La Ccia auspica che proprio questo principio “mediano” guidi i negoziati fino all’adozione di una versione definitiva della normativa.

Nonostante il compromesso, le preoccupazioni rimangono significative. L’ex eurodeputato Patrick Breyer ha definito il testo un “cavallo di Troia”, sostenendo che anche la scansione volontaria dei messaggi legittima una forma di sorveglianza di massa senza mandato e suscettibile di errori su milioni di utenti. Il sistema di intelligenza artificiale attualmente utilizzato per il monitoraggio dei contenuti online non è ancora pienamente operativo e presenta rischi elevati di falsi positivi, tanto che secondo i dati della polizia federale tedesca circa il 50% delle segnalazioni risulta penalmente irrilevante.

Altri aspetti controversi riguardano l’introduzione di sistemi di verifica dell’età, come carte d’identità digitali o riconoscimento facciale, che potrebbero compromettere ulteriormente la privacy degli utenti online. La questione è particolarmente delicata perché il regolamento CSAM dovrà integrarsi con le disposizioni già esistenti sulla privacy elettronica, evitando conflitti normativi e assicurando che la scansione dei messaggi resti un’eccezione regolata.

Con il compromesso raggiunto dal Consiglio, nonostante l’opposizione di Repubblica Ceca, Paesi Bassi e Polonia, si apre ora la fase di negoziazione con Parlamento europeo e Commissione prevista per il 2026. L’obiettivo è definire un testo finale prima della scadenza dell’attuale regolamento sulla privacy elettronica, già posticipata, e garantire così la continuità delle misure per la protezione dei minori, bilanciando efficacemente sicurezza e diritti fondamentali.

(Immagine in apertura: Shutterstock)